Il sogno di Don Vito...

12.01.2018 21:46 di Redazione TuttoPotenza Twitter:   articolo letto 939 volte
Fonte: Basilicatapost.it
Il sogno di Don Vito...

Qui dubbi non ce ne sono. Nel 2020 il Potenza sarà in serie A. Come oggi il Benevento, meglio del Benevento. Perché con i sanniti il destino, in uno spareggio nel 2007 per la Lega Pro, i rossoblù li ha fatti già incrociare. E vinse, ai supplementari, il Potenza.

Qui si è sofferto il buio delle sconfitte e delle gestioni “straniere”. Qui è nato il “nuovo” Potenza, quello di Salvatore Caiata.

Caffetteria da Vito, piazza Pignatari. Covo Rossoblù. Una storia lunga.

Che comincia il 29 novembre 1964, quando un ragazzino di otto anni per la prima volta “scende” allo stadio Alfredo Viviani sull’onda dell’emozione collettiva di una città per l’arrivo del Napoli. Il Potenza è in serie B. Ma è una città isolata, di montagna.

Non c’era ancora il raccordo autostradale Potenza-Sicignano e raggiungere in automobile la “capitale” del Sud era un vero viaggio che si dipanava sui tornanti di Vietri di Potenza, con una prima fermata quasi obbligatoria (per lo stomaco sottosopra) alla fontana dopo il ponte sul fiume Tanagro, linea di confine tra Basilicata e Campania, e poi ancora a Buccino, in una sorta di stazione di posta che ricordava molto il Far West. Non si cambiavano i cavalli. Ma i panini con la mortadella erano superlativi.

Un viaggio lungo. Che non tutti facevano o potevano fare.

l Napoli era Napoli, il fascino della squadra della Capitale del Regno, del resto era passato solo un secolo e la storia era ancora lì a ricordare il Regno dei Borbone, e poi il fascino che ammaliava, la città “lontana” del mare e quello dell’insolita metropoli.

Quel giorno di entusiasmo e di gioia sportiva – recitano le cronache –  finì uno a uno con gol di Bercellino II e Tacchi per il Napoli.

Quel giorno il fascino della maglia ammaliò il ragazzino che da allora scelse il suo posto allo stadio Viviani: la tribuna laterale.

«Perché – spiega orgoglioso Vito – io sono andato sempre in tribuna laterale, non sono mai stato un ultras, sempre uno sportivo. Accetto la vittoria, accetto la sconfitta: accetto tutto e sono stato sempre in tribuna anche nei momenti difficili, quando, al freddo e senza risultati, eravamo in 60/70 persone.»

Però quella stagione è anche un ricordo amaro che porta al ciuffo di Monza. «Quando – ricorda – un ciuffo d’erba tradì Masiero (il portiere del Potenza, nda), la palla finì in porta e il Potenza salutò le ambizioni di promozione in serie A. Ma io – precisa – non ci credo: la verità è che non c’erano i soldi.»

La stagione 1964/65 si concluse con il Potenza quinto (44 p.) a tre punti dal terzo posto utile per la promozione (la Spal a 47 punti) e l’attacco più prolifico del campionato con 55 reti fatte, ma anche l’ombra di 44 reti subite un livello che, in quella stagione, significò quasi il doppio delle reti incassate dalle squadre promosse e lo stesso livello di quelle che galleggiavano nel fondo classifica.

Ma oggi è un’altra storia. Una storia cominciata con un caffè e «il mio pressing su Salvatore Caiata, una persona molto seria. Senza quel caffè il calcio a Potenza sarebbe finito. Glielo proposi io: prenditi il Potenza.»

«Oggi c’è un entusiasmo superiore a quello dei tempi della serie B», dice Vito.

«Gli ultimi otto anni sono stati orribili – carica – gente venuta da fuori, nessun amore per  i colori, nessun amore per la città. E poi che fine hanno fatto i soldi degli incassi dell’ultima parte della scorsa stagione? Caiata ha dovuto ripianare tutto. E c’è la storia della fideiussione per l’uso dello stadio. Mai chiesta a nessuno e ora pretesa da Caiata. Che è una persona seria e ha rimesso in piedi la società. E poi tu lo vedi? La gente capisce e Caiata è stato il più votato tra i personaggi dell’anno del Quotidiano!»

Però. «Però è Caiata stesso che ha detto ‘state attenti non può vincere il presidente della squadra di calcio, c’è qualcosa a Potenza che non funziona.»

E che cosa non funziona? «Io sento tutto nel mio locale. Conosco tutti in questa città. ma tengo le cose che sento nel cuore e me ne sto in silenzio. Sono come un sacerdote.»

Ma. «Ma a Potenza la politica non conta più niente. I politici? Negativi, negativi! La cultura in questa città è stata di non guardare al futuro ma sempre indietro. Prendi lo stadio. Caiata vorrebbe fare una cittadella dello sport alla Cip-Zoo. Invece, no. Non c’è un parco tra quelli della città curato. Ne vogliono fare un altro alla Cip Zoo. E alla fine del 2017 spunta un progetto per ristrutturare il Viviani da 6,5 milioni per portarlo a una capienza da novemila posti. Col Cerignola eravamo settemila, in serie B si arrivava quasi a 12 mila. E ora si buttano 6,5 milioni per ristrutturare uno stadio vecchio per novemila posti? Non ci sono impianti sportivi, il Federale è orribile. Caiata vuole fare una cittadella dello sport, un luogo accogliente per i ragazzi, le famiglie. E la risposta?»

«L’altro giorno – racconta – è venuto qui un consigliere comunale e mi ha detto col Molfetta c’erano cinquemila persone e tu vuoi uno stadio da 30mila posti? Sa cosa gli ho risposto: non capisci nulla, sei di Martina Franca.»

«Nel 2019 – annuncia Vito – mi candido al Comune e faccio un campo sportivo ogni dieci metri!»

Pronti per il 2020. «Sono convinto nel 2020 con Caiata il Potenza sarà in serie A! È il mio sogno: Potenza in serie A e una partita della Nazionale a Potenza.»