Non solo allenatore.Fino ad oggi per il suo Avellino Ezio Capuano è stato padre di famiglia,collante,psicologo e parafulmini dovendo fare di necessità virtu' dato quello che sta accadendo da mesi in seno al club irpino che è anche difficilmente raccontabile e capibile all'esterno da chi vive da tempo le tragicomiche avventura di questa società dove la parola "pace" è una illustre sconosciuta in casa dei bianco-verdi.Ieri a Vibo Valentia l'Avellino ha vinto soffrendo per una rete a zero ed alla fine nella sala stampa del "Razza" il vate calcistico pescopaganese ha citato Leopardi per spiegare il "momento" dei suoi calciatori e della sua squadra:"Non mi prendo alcun merito, questa vittoria è tutta merito dei ragazzi. L’unico merito che mi prendo è l’esperienza con cui sono riuscito a gestire questo gruppo nonostante le tante difficoltà. Questo momento è paragonabile al “Sabato del Villaggio” in cui la gioia si rincorre ma non la si raggiunge mai.Sabato prima di partire per il ritiro in Calabria un gruppo di tifosi ci è venuto a spronare e a salutare dicendoci che quello che stiamo facendo è più bello ed importante di vincere un campionato vinto e questa cosa ancor di più ci ha uniti e ci ha fatto uscire fuori gli occhi della tigre perchè siamo venuti a Vibo Valentia contro il Rende per difendere L'Avellino,Avellino ed il popolo irpino tutto ed ecco in questo caso l'attesa del piacere è stata essa stessa piacere."

Ezio Capuano proviene da una famiglia molto colta ed essendo i genitori del tecnico due professori ecco che fin da piccolo l'attuale tecnico dell'Avellino ha convissuto con i libri,scrittori e poeti.

Capuano ha sempre amato ed apprezzato Leopardi dato che spesso e volentieri il tecnico si è immedesimato nel poeta marchigiano la cui adolescenza e percorso umano va a rispecchiarsi anche con quella del giovane Ezio che malgrado possa sembrare ai più un Gian Burrasca è invece anche persona riflessiva ed introspettiva quando si spoglia dai panni del "personaggio" per cui è conosciuto.

Ezio Capuano apprezza  Leopardi anche per il modo di porsi del poeta dinanzi alla chiesa ed al cattolicesimo e chi meglio dell'allenatore puo' intrinsecamente spiegarci questo dato che egli è nato a due passi da un importante luogo di culto salernitano che inizialamente anche per dinamiche di famiglia lo hanno portato ad essere un fervente patricante per poi però staccarsi piano piano da questi dogmi cristiani che non lo hanno portato comunque ad un ateismo completo.

Un'altra ode di Leopardi che piace molto a Ezio Capuano perchè ci riporta al mondo dello sport ed inconsciamente al mondo del calcio è "Ad un vincitore nel pallone" sonetto composto  da cinque strofe, fu scritta nel 1821 in omaggio ad un giovane atleta e patriota del tempo, Carlo Didini di Treia(paesino delle Marche), rivelatosi tra i più grandi di sempre, elogiato per la forza e la determinazione espresse durante la pratica sportiva, con le quali riusciva ad infiammare il popolo e a trascinarlo verso il desiderio di patria. Dietro la figura dell’atleta c’è, dunque, quella dell’eroe civile, del mito di fama “nazionale”, che l’autore prede come esempio per i giovani italiani, considerati poco vitali.

Il pallone di cui parla l’autore consisteva nel “pallone al bracciale”, sport molto in voga a quei tempi, una sorta di antenato del calcio moderno.

Leopardi amava molto la pratica fisica, che non gli fu consentita da ragazzo, e la riteneva parimenti importante rispetto a quella mentale. Si può, per questo, captare tra le righe anche una punta di invidia per la vigoria corporale del protagonista, che egli non aveva mai posseduto.
Da quanto detto emerge palese la differenza con gli atleti dei nostri tempi, spesso distanti dalle folle, quasi sempre immagini poco aderenti ai nobili valori dello sport. E’ forse anche per questo che i giovani d’oggi sembrano non avere più modelli ideali da seguire.

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 24 Febbraio 2020 alle 20:20
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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