Fedez: “Discendo da Ninco Nanco il brigante, nella foto del suo cadavere si nota una somiglianza”. Continua il nostro viaggio nella storia legata ai personaggi protagonisti del cosiddetto Risorgimento italiano. Le cronache ci raccontano storie e profili spesso in contrasto con alcune notizie che in questi anni sono emerse dalle ricerche di alcuni scrittori e giornalisti meridionali definiti revisionisti.

Da Pino Aprile al Movimento Neoborbonico, fino alla testimonianza ai nostri microfoni di Michele Placido, discendente del Generale dei Briganti, Carmine Crocco, sono sempre più numerosi gli indizi che ci inducono a credere di essere di fronte a tutta ‘un’altra storia’. Aggiungiamo un altro piccolo tassello ricordando un personaggio che ad oggi ci viene raccontato come un criminale, ma che in realtà è stato un guerrigliero a difesa della propria terra.

Stiamo parlando di Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, uno dei luogotenenti più devoti del Generale Carmine Crocco. A dare spunto alla nostra iniziativa sono le dichiarazioni di Fedez tornate alla ribalta nella settimana del Festival di Sanremo, dove il rapper si è piazzato al secondo posto con il brano ‘Chiamami per nome’, cantato insieme a Francesca Michelin.

In una intervista rilasciata un po’ di tempo fa ai microfoni de ‘Il Corriere della Sera’, Federico Leonardo, questo il vero nome di Fedez che di cognome fa Lucia, ereditato da suo nonno originario di Lucia Castel Lagopesole, ha dichiarato di avere origini che discendono proprio da Ninco Nanco. Il noto rapper è nato si a Milano, ma la sua famiglia si è trasferita dalla Basilicata nel capoluogo lombardo negli anni ’70.

«Leonardo era mio nonno paterno, di Castel Lagopesole, 600 abitanti in Basilicata. Tramite mia nonna ho un legame di sangue con Ninco Nanco, il brigante: nella foto del suo cadavere è uguale a mio padre», ha detto Fedez a CorSera.

Fedez: “Discendo da Ninco Nanco il Brigante”

Ma chi era Ninco Nanco? Nato ad Avigliano nel 1833, imparò già dalla giovane età l’arte della guerriglia. Condannato a dieci anni di carcere per aver ucciso il suo aggressore, Ninco Nanco riuscì ad evadere nel 1860. L’anno successivo incontrò Carmine Crocco, capo leggendario dei Briganti, e da allora iniziano le sue gesta che lo vedono protagonista nelle battaglie di Melfi, Rionero e Acinello, dove si distinse per le sue capacità belliche e per la sua ferocia in guerra.

In guerra, appunto. Seppur descritto come il peggiore dei criminali, Ninco Nanco ha difeso insieme alla sua banda i territori lucani dall’invasione dell’esercito piemontese (come si conferma anche in questo servizio Rai, oppure in una puntata della fiction Imma Tataranni), continuando anche nel periodo post-unitario. La sua cosiddetta “ferocia” è legata ad azioni di guerra, le stesse usate dai suoi rivali definiti invece eroi.

Nel 1864, dopo che nei mesi precedenti la sua banda fu scoperta, e man mano decimata, nei pressi di Avigliano, fu catturato dalla Guardia Nazionale insieme ad altri 3 compatrioti nella foresta di Lagopesole. Quindi fu ucciso e il suo corpo, dopo essere stato fotografato, fu appeso all’Arco della Piazza di Avigliano come monito per coloro che avevano scelto di combattere il nuovo regno dei Savoia.

Sulla morte di questo personaggio si narrano diverse leggende, ma è stato Eugenio Bennato a spiegare bene, attraverso una canzone, come la vera ferocia sia stata di chi l’ha ucciso, fotografato e appeso ad un Arco. “Per sconfiggere il brigantaggio e inaugurare l’emigrazione bisogna uccidere il coraggio e Ninco Nanco è meglio che muore”…

Sezione: Focus / Data: Mer 10 marzo 2021 alle 16:04 / Fonte: brevenews.com
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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