MODENA – L’undicesima puntata di “Fuori Campo alle 11” ospita una protagonista di primo piano dello sport di ieri, Maurizia Cacciatori, ex pallavolista, di ruolo palleggiatrice, della Nazionale Italiana. Un palmarés importante, da ben 17 titoli vinti tra competizioni nazionali e internazionali, l’ha vista primeggiare per più di vent’anni nel mondo della pallavolo italiana ed europea, per poi approdare in un’inaspettata realtà professionale, che ad oggi forse le sta togliendo ancora più soddisfazioni. Ne ha parlato con una sua vecchia conoscenza, un’avversaria di lunga data, Barbara Fontanesi.

L’INTERVISTA – Di seguito riportiamo l’intervista di Barbara Fontanesi a Maurizia Cacciatori andata in onda durante l’undicesima puntata di “Fuori Campo alle 11”.

Maurizia, ripercorriamo brevemente la tua carriera. Sei soddisfatta?

«Dunque, Barbara, ho iniziato giovanissima, uscendo di casa da adolescente, e ho vissuto anni intensi, fatti di gioie, fatiche e talvolta anche delusioni, ma in generale sono davvero contenta di quello che ho fatto perché ho vissuto davvero momenti straordinari»

Come stavi dicendo, sei uscita di casa durante l’adolescenza, che esperienza è stata?

«Sin da ragazzina ho sempre adorato giocare a pallavolo e sentirmi parte di una squadra, ma, contrariamente all’esperienza negativa, purtroppo, di molte, non ho sofferto l’aver vissuto questo periodo della mia vita in modo diverso dai miei coetanei, perché avevo una grande passione e ho sempre avuto l’accortezza di ritagliarmi lo spazio per la mia vita privata»

Facendo un salto in avanti ed entrando nel merito del tuo lavoro attuale, ci racconti come hai costruito il tuo fine-carriera?

«Partiamo dal presupposto che molte delle esperienze fatte all’interno del mondo della pallavolo sin da ragazza mi hanno non solo segnato positivamente, ma anche spinto verso la mia attuale vita professionale. Ad ogni modo, diversamente da altre atlete, io ho programmato con largo anticipo, in privato e con grande riservatezza, il mio ritiro. Ho smesso presto perché volevo investire su di me in altri ambiti della vita, infatti, decisi di smettere proprio in Spagna, un paese dal quale ho imparato una lingua diversa dall’italiano e al quale sono tuttora legata per motivi di lavoro»

Come hai iniziato a fare la speaker?

«Inizialmente cominciai a fare l’opinionista sportiva per SkySport, ma ben presto capii che quel lavoro non faceva per me. Avendo sempre avuto molto interesse verso lo spirito di squadra, intuii che il team building era la mia vera vocazione professionale e così, appena mi si presentò l’occasione, colsi l’opportunità di un’azienda e iniziai a tenere dei corsi e degli speech durante i meeting e i convegni aziendali di vari settori. Gradualmente poi mi sono sempre più avvicinata anche al mondo delle risorse umane. Devo dire che fare la speaker motivazionale non è un lavoro semplice, bisogna essere preparati e avere un’attenzione scrupolosa nel costruire i discorsi»

Sport e business, un binomio vincente?

«Secondo me, sì. Ovviamente gli obiettivi di una squadra e di un’azienda non sempre presentano le medesime caratteristiche, ma mirano al successo, per cui penso che vi siano delle profonde similitudini e delle dinamiche comuni. Inoltre, come nelle squadre vincenti, nei modelli aziendali di successo al centro viene sempre posto il talento, l’elemento indispensabile se si vuole raggiungere un alto livello con un team all’altezza»

Come si costruisce un team aziendale?

«Dipende dalle richieste dell’azienda committente, ma oggigiorno uno dei temi fondamentali è quello dell’inclusività, ovvero la capacità di creare un ambiente che non lasci indietro o fuori nessuno»

Recentemente Francesca Piccinini ha annunciato il suo addio al mondo della Pallavolo e di nuovo ci si è chiesti se un momento così delicato come il ritiro sia troppo poco seguito da parte delle società.

«Indubbiamente si parla troppo poco del post-carriera, non a caso quando si gioca per tanti motivi si tende sempre e solo a pensare al presente e agli obiettivi del club in cui si milita. Non esiste un percorso condiviso, ogni atleta è lasciato a sé stesso in un momento di così grande disorientamento. Tuttavia, penso che gli atleti per questo motivo debbano iniziare a vivere lo sport diversamente rispetto al passato, preparando con anticipo il proprio futuro, specialmente attraverso lo studio, già durante la propria carriera»

Tu eri molto brava a scuola, che studi hai fatto?

«Io ho frequentato il liceo linguistico, mi è sempre piaciuto imparare le lingue e, pensando al mio futuro professionale, mi sono sempre vista a lavorare in un contesto internazionale. Inoltre, nel corso della mia carriera, ho incontrato Julio Velasco, il quale mi ha sempre spinto in questa direzione e spronandomi a non abbandonare mai lo studio delle lingue. Sicuramente avere la possibilità di incontrare figure come la sua è stato fondamentale per la mia attuale carriera professionale e per la mia vita, infatti, anche i miei figli hanno imparato almeno un'altra lingua oltre all’italiano»

Quando hai capito di dover cambiare vita?

«Il momento in cui ho capito che avrei dovuto iniziare a pensare a me stessa al di fuori del mondo della pallavolo ha coinciso, oltretutto, con uno dei momenti più difficili della mia carriera, cioè quando il mio vecchio coach della Foppapedretti diventò allenatore della Nazionale, della quale ero titolare inamovibile, e gradualmente mi mise da parte fino a non convocarmi in occasione del mondiale. Mi sentii subito ferita, ma poi cambiai atteggiamento e capii di dover iniziare a riprogrammare la mia vita in vista di un nuovo ciclo»

Cosa hai dovuto cambiare nel passaggio del post-carriera?

«Sicuramente l’entusiasmo perché entrando nel mondo aziendale ho dovuto darmi una regolata, adeguandomi al nuovo ambiente dove ero approdata, senza però snaturarmi completamente»

Ultima domanda: che mamma sei?

«Innanzitutto sono la mamma di due bambini e penso di essere molto attenta e sensibile, a volte forse anche troppo. Tuttavia, in un momento così difficile, come quello che stiamo attraversando, ho sempre cercato di trasmettere ai miei figli e alle persone che stanno intorno alla nostra famiglia, come i genitori dei compagni di scuola dei miei due bambini, una mentalità costruttiva per vincere insieme le grandi difficoltà imposte dalla pandemia»

Sezione: Focus / Data: Dom 18 aprile 2021 alle 13:52 / Fonte: Fuori Campo 11
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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