Si concluderà il 30 novembre prossimo l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia del PalaAlberti. L’udienza del 30 è dedicata all’esame della perizia depositata in questi giorni dai consulenti del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lagonegro, Ennio Trivelli. Dopodiché bisognerà attendere le decisioni del pm Rossella Colella, titolare del fascicolo, che dovrà stabilire se chiudere le indagini. In questo caso, il magistrato potrebbe chiedere il rinvio a giudizio per tutti gli indagati, solo per alcuni o anche chiamare in causa altre persone.
Nell’inchiesta, al momento, sono indagate nove persone tra tecnici, ex dirigenti del Comune e titolari delle imprese che hanno realizzato la struttura sportiva, tetto compreso. Tra questi anche l’ex sindaco di Lauria, Gaetano Mitidieri, in qualità non di primo cittadino ma di progettista. Dalla consulenza (redatta dagli ingegneri Luciano Rosati, Giuseppe Giannattasio e Cristoforo Demartino) emerge che il tetto del palasport sarebbe stato montato prima dell’arrivo delle necessarie autorizzazioni. Come questo sia stato possibile sarà compito della magistratura accertarlo. Non solo. Secondo la perizia, la copertura in legno lamellare non sarebbe stata agganciata bene al palasport. I nove indagati debbono rispondere di vari reati che vanno dall’omicidio e lesioni colpose al disastro, a cui si somma l’accusa di falso rivolta ad uno solo di loro.

Il 13 dicembre del 2019, in seguito a forti raffiche di vento, la copertura del PalaAlberti si sganciò, scoperchiando il palazzetto, e finì su una vicina palestra sfondandola e causando la morte di una giovane psicologa 28enne, Giovanna Pastoressa, che si stava allenando insieme ad altre persone. La giovane trasportata urgentemente in ospedale morì dopo tre giorni. Altre sei persone rimasero gravemente ferite. Secondo i consulenti del gip, lo sganciamento del tetto del PalaAlberti non fu dovuto semplicemente al forte vento, ma anche «alla rottura della parte superiore delle forcelle in cemento armato che servivano ad alloggiare le travi principali in legno lamellare». Sempre secondo i consulenti, questo fenomeno si sarebbe verificato «per una serie di errori ed omissioni che hanno caratterizzato indistintamente le fasi di progettazione, realizzazione e di controllo dell’opera». Da qui l’individuazione, come possibili responsabili, di tutti coloro che hanno operato, a vario titolo, nella progettazione e nella realizzazione del palazzetto. Sempre secondo i consulenti del gip «l’azione del vento non sarebbe stata in grado di sollevare la copertura se i suoi effetti fossero stati correttamente tenuti in conto dai progettisti, per intensità e verso, e se i vincoli di collegamento delle travi principali alla sottostante struttura in conglomerato cementizio armato fossero stati correttamente concepiti, dimensionati e realizzati».

Sezione: In Basilicata / Data: Dom 22 novembre 2020 alle 17:49 / Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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