Allenatore, educatore, traghettatore, condottiero, motivatore. Sono solo alcuni degli aggettivi dell’uomo della salvezza, se non della provvidenza, del Potenza, semplicemente Pasquale Arleo, un uomo che ama Potenza ed il Potenza. Un tecnico carismatico e sempre discusso che è riuscito a realizzare un altro miracolo della sua carriera sportiva, tirando fuori il sodalizio di patron Caiata dalle sabbie mobili e mantenendolo nella categoria dei pro. Arleo, nel corso di Stop&Gol, andato in onda martedì sera su La Nuova TV al canale 82, è intervenuto con una piacevole chiacchierata tra passato, presente e futuro. Arleo uomo simbolo di questo Potenza anche per la determinazione mostrata e per la voglia ritrovata di allenare, di tornare sul campo, di sporcarsi la tuta. E sono venuti fuori particolari interessanti e sconosciuti su come è arrivato a gennaio a sedersi sulla panchina rossoblu, un accordo verbale, senza cifre messe nero su bianco, se non la promessa di un premio salvezza, ma finalizzato solo all’ottenimento della permanenza in Serie C: “È la verità - rivela Arleo -, io ho preso questo impegno senza una trattativa economica perché in quel momento mi interessava soltanto salvare la squadra ed è stata una scommessa vinta, ma sono sicuro che la società mi riconoscerà un premio per quello che ho dato in questi quattro mesi”. Un particolare che evidenzia la cifra morale del tecnico che ha messo il bene del Potenza al di sopra degli aspetti personali.
Nella mente di tutti c’è la gioia del 17 giugno 2007 per la conquista della Serie C1 a Benevento ma l’impresa ottenuta quest’anno forse assume una valenza maggiore: “Vi assicuro che sono state due gioie enormi; quest’anno penso che ci sia qualcosina in più sul piano emotivo perché obiettivamente ero convinto di toglierla dall’ultimo posto, ma che potessimo salvarci direttamente senza la disputa dei playout neanche il più inguaribile degli ottimisti ci avrebbe creduto. Invece abbiamo fatto un capolavoro tutti quanti insieme, ma ripeto, questa non è una vittoria mia, è la vittoria di tutta la città, dei giornalisti, del pubblico, della squadra, della società, del gruppo tecnici: veramente un qualcosa di indescrivibile”. Poi un pensiero al futuro. Il ritorno in panchina ha riacceso vecchie emozioni: “Spero di restare ed eventualmente di poter avere a disposizione una squadra a mia immagine e somiglianza perché il lavoro è stato abbastanza duro fatto di incontri, di scontri, di dialoghi molto forti ed alla fine siamo riusciti a ricompattarci. Però è pur vero che la base della squadra ha dei valori importanti, poi sarà la proprietà a vedere quello che sarà il budget a disposizione e cosa fare; sui giocatori quelli che non saranno allineati sicuramente non faranno parte del Potenza se Pasquale Arleo sarà l’allenatore”. Nel presente c’è la vita da nonno: “Amo mio nipote più della mia vita per cui è un qualcosa che mi rende felice. Però dico la verità, mi è tornata la voglia di allenare perché ho visto mediocrità in giro e sono consapevole che ora posso fare l’allenatore h24; sono una persona che non accetta molto i compromessi nel senso che i giocatori e gli uomini li voglio scegliere soprattutto io, perché se prendo un impegno con la mia città e con la mia tifoseria devo rispondere al 100% e quindi devo essere sicuro con quali persone vado a combattere la guerra. Però non mi dispiacerebbe nemmeno fare un ruolo alla Ferguson, restando a disposizione, quello che mi preme più di tutto è che non si ripetano gli ultimi due anni dove ci sono stati troppi cambi d’allenatore, troppi giocatori venuti qui a svernare, troppi soldi spesi un po’ a vuoto”.
Un pensiero al Picerno che ha beneficiato anche della benedizione di Arleo che prima della penalità inflitta alla Juve Stabia che poi ha certificato la qualificazione ia play-off dei melandrini, aveva dichiarato: “Il Picerno ce la deve fare, ho trascorso due anni e mezzo eccezionali e soprattutto quando sono andato col Potenza ho ricevuto una buona accoglienza che mi ha veramente emozionato per cui spero vivamente che il Picerno raggiunga questo obiettivo perché è una società che lavora con regolarità e con umiltà e sarebbe il giusto premio per questo paese vicino Potenza che ci mette passione e tutto quello che ha a disposizione per portare avanti il discorso calcio. E soprattutto lo fa con grandissima serietà. Mi auguro che il Picerno ci possa andare e ci andrà anche meritatamente perché ha dimostrato proprio in queste ultime settimane battendo prima l’Andria e poi andando a vincere a Pagani che è una squadra che non regala niente a nessuno, col massimo dell’onestà e della serietà gioca le partite e il giusto merito è la partecipazione ai playoff”.
Sulla lotta playoff: “Ho affrontato il Catanzaro che era in serie positiva con sei vittorie di seguito però qui a Potenza abbiamo fatto una delle migliori prestazioni pur facendo 0-0 strameritavamo di vincere quel giorno purtroppo non hanno fatto una grandissima impressione; il Palermo penso li affronterà sulle ali dell’entusiasmo per il gioco che esprime penso io che è la squadra favorita per questi playoff mentre sull’Avellino ho qualche dubbio perché non sono molto convinto della forza di questa squadra nonostante abbia una rosa eccezionale però non lo so c’è qualche cosa che non mi convince”.
Sui punti forti di questo Potenza: “Penso che due su tutti sono Sandri e Carnelutti, due giocatori che secondo me hanno prospettive di arrivare in alto. Sandri è un ragazzo con una tecnica eccezionale, gli sono entrato forse nella testa perché l’ho stimolato molto, mentre Cargnelutti ha avuto una crescita esponenziale perché abbiamo disegnato delle traiettorie sulle palle ferme dove lui superlativo".
Autore: Redazione 1 TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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