Ci sono storie che non necessitano di molto tempo per raggiungere l'apice del loro climax. Per Niko Kirwan e il Potenza il "poco tempo" si misura in una manciata di mesi, oppure, meglio ancora, in appena 11 presenze, quelle necessarie al difensore neozelandese per incidere sulla seconda parte di campionato dei lucani. Un capitolo così storico per i rossoblù, come quello della Coppa Italia Serie C Regionale - secondo trofeo consecutivo del classe 1995 che appena un anno fa centrava la promozione diretta in Serie B col Padova - compresso in sole due gare: la finale d'andata e quella di ritorno.
180 minuti in cui Kirwan si è messo in mostra per leadership, grinta, attenzione e intelligenza in fase difensiva, riuscendo anche a creare non pochi problemi al Latina attraverso i continui scambi tra lui, Schimmenti e Felippe. Blindata la coppa in bacheca, ora per il Potenza è tempo di prepararsi alla più complicata fase playoff che per loro, grazie proprio al successo ottenuto lo scorso 1° aprile, inizierà direttamente dal primo turno nazionale. In attesa di scoprire quale sarà l'avversario dei rossoblù nella doppia sfida del prossimo 10 e 13 maggio, abbiamo deciso di farci raccontare qualcosa in più proprio da chi, nonostante le sue 11 presenze, ha già lasciato un segno indelebile nella squadra di De Giorgio.
Ma facciamo un passo indietro, perché è nelle ultime settimane di calciomercato invernale che si decide il futuro di Kirwan e del Potenza: "Non è stato facile andare via da Trapani perché mi volevano tenere a tutti i costi. É stata una trattativa che è durata praticamente un mese però siamo riusciti a sbloccarla nelle ultime ore di mercato". Vista dall'esterno, la realtà calcistica costruita dal Potenza negli ultimi anni, ha assunto un'identità ben solita e riconoscibile a tutti gli addetti ai lavori. Un fattore che si è poi rivelato determinante anche nella scelta finale del nuovo numero 26 rossoblù:
"Potenza è una piazza della quale orami tutti ne parlano bene. In Serie C è una delle realtà che sta più al passo coi tempi, una società solida e che vuole fare le cose con criterio. Molti me ne hanno parlato benissimo quando gli ho detto che c'era la possibilità di venire qui, avevo altre offerte sul tavolo ma mi sono subito convinto che Potenza sarebbe stata la destinazione giusta per me". E anche l'accoglienza riservata all'ex Trapani e Padova non è stata da meno: "Anche alla ripresa degli allenamenti, i ragazzi sono stati subito molto disponibili facendomi sentire a mio agio".
Il gruppo
Uno dei temi che più è emerso dalle conferenze e dalle dichiarazioni di quest'anno, è come la sintonia creatasi nello spogliatoio del Viviani sia forse la vera carta in più di questa squadra. Il sacrificio e la voglia di migliorare, tutti assieme, che hanno permesso al Potenza di arrivare fino in fondo e alzare quel trofeo mai conquistato nei precedenti 107 anni di storia sportiva. Un'impressione confermata dallo stesso Kirwan: "Appena arrivi capisci subito che è un gruppo molto unito. Tanti di loro sono assieme da due anni, questo aiuta a creare un senso di famiglia e di appartenenza che c'è anche con lo staff. É un gruppo molto giovane ma che ha tanta voglia di mettersi in gioco, imparare e ascoltare, vedo tanta umiltà e questo aiuta. Mi ha stupito molto la voglia che tutti hanno di crescere assieme".
Un gruppo giovane dove però spiccano elementi di esperienza, come lo stesso Kirwan, ma anche Murano, Loiacono e Camigliano in prima battuta. A loro il compito di aiutare nella gestione dei momenti sia dell'intera stagione che delle singole partite: "Abbiamo poco da rimproverare perché vogliono imparare davvero in fretta. Si cercano più che altro quei momenti in cui serve la nostra esperienza, magari sappiamo riconoscere quando in allenamento o durante le gare arriva l'ora di non scherzare più. Il lavoro ci vien facile, son tutti bravi ragazzi ma nei momenti clou, come la finale contro il Latina, è stato importante avere gente d'esperienza che sapesse come gestire partite di quel tipo".
Modello Atalanta
E restando sul tema giovani, nella giornata di sabato 2 maggio, la Primavera del Potenza ha sfiorato il suo personale pezzo di storia. La squadra allenata da Pasquale Schiattarella non è andata oltre l'1-1 nella semifinale di ritorno playoff contro il Catania, nel campionato di Primavera 3. Un doppio pareggio, considerando anche il 2-2 dell'andata, che premia i siciliani in virtù del miglior piazzamento in classifica. Proprio sul lavoro perseguito dai lucani con il loro settore giovanile, ha voluto spendere qualche parola lo stesso Kirwan: "Spesso vengono in prima squadra dei ragazzi della Primavera ma si vede subito che lavorano già molto bene. Potenza è una società che sta lavorando molto col settore giovanile, hanno un sistema tale per cui quando arrivano a giocare con i grandi, diventa un passaggio più facile anche per loro".
"All'Atalanta, per esempio, dalle giovanili fino alla prima squadra, cecano di giocare sempre allo stesso modo e di avere la stessa mentalità. Nel Potenza vedo un po' questo: fin dalle giovanili si cerca di indirizzare verso un certo tipo di lavoro". Tornando invece sulla conquista della Coppa Italia di Serie C, il difensore 30enne ci tiene a sottolineare l'apporto dato da chi c'era fin da inizio stagione: "Io ho avuto la fortuna di arrivare per giocare la doppia finale e cercare di regalare questa gioia in primis al presidente. É una persona che ci sta mettendo molto sacrificio, quello con Macchia e il resto dello staff è un feeling che non c'è in tante altre piazze".
La finale contro il Latina...
Entrando nel dettaglio sulla doppia finale dello scorso 18 marzo e del 1° aprile: "Per tanti era la prima finale in carriera, un obiettivo che poteva concretizzarsi subito. Io per fortuna ne ho giocate tante, quindi ho cercato di costruire quella mentalità anche negli altri, così che sapessero come comportarsi nei vari momenti della partita, fino ad esultare anche per una banalità come un fallo laterale conquistato. Le finali sono sempre delle partite a sé, e se riesci a caricarti anche nei piccoli dettagli può fare la differenza". E a smuovere gli equilibri della gara di ritorno potevano essere gli oltre 6000 spettatori del Francioni, che dopo il gol di Parigi a mezz'ora dalla fine hanno toccato con mano la possibilità di rimettere in piedi l'intera finale.
"Per fortuna era andata e ritorno. Al Viviani abbiamo fatto una gran partita e loro al Francioni hanno fatto una gran partita". Per Kirwan, che soltanto due anni fa ha visto sfumare questa coppa proprio in finale, le lancette sembravano non scorrere mai: "Dopo il loro gol anche noi, come molte persone sugli spalti, guardavamo il cronometro cercando di stringere i denti e di stare compatti. É andata bene, penso che abbiamo meritato la vittoria anche per come abbiamo difeso in quell'ultima mezz'ora. Nella gara d'andata siamo stati sfortunati a prendere gol su uno dei pochi tiri che avevano fatto, se fosse finita 3-0 sarebbe stata una gara diversa".
...e ora i playoff
Ora un po' di riposo prima di sapere quale sarà l'avversaria del Potenza nel primo turno nazionale. La gestione dei carichi di lavoro sarà una delle prerogative fondamentali in una squadra, come quella di De Giorgio, che quest'anno è stata così condizionata dai problemi fisici: "Contro Catania e Monopoli abbiamo spinto parecchio in campo ma l'intento era un po' questo. Dalla prossima settimana andremo a ripulire un po' di più la gamba, come ha detto anche il mister: chi ha fastidio cerca di gestirlo perché bisogna arrivare pronti al 10 maggio". In alcuni casi, però, iniziare i propri playoff più tardi, ha condizionato le prestazioni di quelle squadre capaci di chiudere la regular season in posizioni più alte. Kirwan, che in carriera ha avuto l'occasione di giocare molti spareggi di questo tipo, ha un'idea chiara al riguardo: "Spesso sono entrato da secondo, quando aspetti ancora di più. Le prime due partite non sono facili, perché gli avversari sono allentati e tu sei stato fermo tre settimane".
"Se riesci a passare il primo turno, dopo arrivi molto più pulito fisicamente. Chi inizia subito non ha riposo ma deve anche vincere tutte le partite e giocare ogni tre giorni, alla lunga si sente". Potenza che invece inizierà il proprio cammino assieme alle terze classificate dei rispettivi gironi: "Entrare da terzi penso sia perfetto, hai 10 giorni in cui poter lavorare ma non è un'attesa molto lunga". Le strade da Kirwan e il Potenza si sono però già incrociate 6 anni fa, proprio durante i playoff, quando i lucani affrontarono nel secondo turno nazionale la Reggiana, poi promossa in Serie B "Anche quello era un gruppo molto forte, allenato da una persona molto preparata come Alvini. Il nostro segreto? Non avevamo troppe aspettative. Furono dei playoff particolari, con il campionato interrotto a causa COVID, ma c'erano squadre molto più attrezzate come il Bari. Magari, in altre piazze come Padova, devi per forza vincere, invece quell'anno a Reggio Emilia avevamo meno pressioni, pensavamo partita dopo partita e siamo riusciti a non caricarci troppo come aspettative".
"Una goccia d'acqua può affondare una canoa"
Qualche anno fa, Kirwan non aveva nascosto la sua passione per il surf. Un'attività che, però, risulta difficile da praticare se ti trovi nel capoluogo di regione più alto d'Italia. Anche in questo caso, però, c'è una soluzione: "Dall'anno scorso ho iniziato a suonare la chitarra, mi piace far quello nel tempo libero. Non è uno strumento facile da imparare, mi metto là un'oretta al giorno ed è qualcosa che mi rilassa, mi aiuta tanto a staccare perché se mentre suoni pensi ad altro, sbagli". La mentalità e la dedizione al lavoro portati da Niko Kirwan ai suoi compagni al Potenza è certamente qualcosa che non si crea in poco tempo, ma che sicuramente, nel suo caso, è passato dagli insegnamenti di papà John, stella degli All Blacks e campione del mondo di rugby nel 1987. "Sono una squadra vincente ma sotto nascondono un'umiltà incredibile. Spesso andavo a vedere gli allenamenti di mio padre e dal primo all'ultimo mi venivano a salutare e a chieder come stavo. Hanno la mentalità di vincere ma anche quella di restare umili in tutto quel che si fa e comportarsi sempre nello stesso modo, dal giardiniere fino al primo ministro, è una cosa che ammiro davvero tantissimo".
C'è un libro dal titolo "Niente teste di cazzo", scritto da James Kerr, che spiega forse meglio di qualunque altro la mentalità e la leadership proprio all'interno degli All Blacks. Tra le sue pagine, un estratto che può applicarsi benissimo a come il Potenza si sta avvicinando a questi playoff: "He iti wai kowhao waka e tahuri te waka"che, tradotto dal maori, vuol dire "Una goccia d'acqua che entra da un piccolo foro può affondare una canoa"...i rossoblù potranno essere la "goccia d'acqua" di questi spareggi? "Dobbiamo provarci, dobbiamo esserlo ma senza caricarci di aspettative. Pensiamo una partita alla volta e vediamo dove possiamo arrivare, per noi è un obiettivo. Adesso siamo arrivati qua e vogliamo sognare in grande. Sappiamo che sarà un percorso complicato però, anche come dice la frase, ogni piccola goccia può fare la differenza. Solo il tempo ci dirà se abbiamo fatto la cosa giusta, se abbiamo lavorato bene o c'era qualche dettaglio che avremmo potuto preparare diversamente".
Autore: Redazione 2 / Twitter: @tuttopotenza
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