«ABBIAMO SBAGLIATO a scriverlo e non lo abbiamo fatto nella maniera corretta». Quel “clima di tensione in città” è stato francamente un termine evitabile, per giustificare le dimissioni (respinte) dell’ad Flammia e il presidente del Potenza, Salvatore Caiata, fa un passo indietro e si scusa per aver determinato, questa volta sì, tensione, manifestatasi in post sui social di critiche feroci a lui e alla sua gestione, in un momento difficile per la squadra.
Ribadiamo che in città non c’è un clima di tensione verso Caiata e il Potenza.
«Partirei dalle scuse che faccio come società. Penso che in cinque anni sia la prima volta che diamo una comunicazione errata. Abbiamo dato un messaggio sbagliato. In realtà facevamo riferimento non alla città, non ai tifosi. Questa tensione è solo nostra, interna, perché sto soffrendo molto per le cose che non stanno andando per come ci saremmo aspettati. Non ho altri pensieri se non quelli del Potenza. Siamo molto tesi perché non arrivano i risultati che vorremmo».
Certo è che non è un buon momento.
"Mi dispiaccio quando vengo additato di tutte le responsabilità di questa situazione. Mi sono preso i meriti e gli onori di cinque anni, ora mi prendo le colpe. Veniamo additati di non aver allestito una squadra all’altezza, ma non la penso così. Probabilmente io e Flammia abbiamo fatto degli errori e delle valutazioni non corrette. Ma ritengo che abbiano influito i pesanti infortuni che ci hanno colpito. Quando ci vengono additate responsabilità per non aver allestito una squadra forte, di qualità, ricordo che una gran parte delle risorse le abbiamo spese per Piana, che Costa Ferreira sarebbe un pilastro di qualsiasi squadra, che Romero è stato disponibile solo per due partite, per non dire di Zampa, Guaita. Per me sono giocatori di prima fascia e ritengo che almeno otto-nove squadre del campionato non abbiano giocatori di prima fascia come i nostri. È chiaro che se le aspettative sono quelle di avere in panchina sostituti di questo livello, noi non ce lo possiamo permettere. Se si infortuna uno di loro, si può sostituire, ma se si fanno male in quattro, cinque, contemporaneamente andiamo in difficoltà».
Il campo lo conferma.
«È vero che siamo terz’ultimi, ma la disperazione da retrocessione, che ci prese già l’anno scorso, quando avevamo gli stessi punti di oggi a due giornate dalla fine del girone di andata e sappiamo come è finita, non ci è servita di lezione. Se poi penso che questi punti sono maturati in condizioni assolutamente avverse, non posso non pensare positivamente al futuro. Da Taranto sono uscito mortificato per il punteggio, ma ottimista per la crescita della squadra».
Con gli adeguati rinforzi futuri.
«Voglio essere di supporto. Non mi tiro indietro, faccio la mia parte come l’anno scorso al mercato di gennaio. Le critiche sane le ascoltiamo, anche se si parla dell’organizzazione societaria».
Hai bisogno di altre figure per sgravarti il peso di essere un uomo solo al comando.
«Sì. È giusta la critica che mi è stata mossa in questa direzione e l’abbiamo condivisa con Flammia che resta un uomo di fiducia della società e continuerà a fare il suo lavoro, inserendo in organico una nuova figura dirigenziale».
E a che punto siamo?
«Le interlocuzioni sono proficue e a breve potremo inserire una nuova figura, portando in società un bagaglio di esperienza e conoscenze calcistiche che possa aiutarci a far meglio».
Si era percepito un tuo disimpegno, ci hai ripensato?
«Non abbandono la nave nel mare in tempesta. Lo avevo detto anche l’anno scorso e lo confermo. Anzi, rimaniamo saldamente al comando e con la voglia di fare bene e con la determinazione ad inserire, laddove ce ne fosse bisogno, figure utili a darci una mano e pensando già al mercato di gennaio e a quello che possiamo fare per rendere ancora più competitiva questa squadra. Ma sostanzialmente ripeto sempre cose già dette in passato: non voglio essere un limite per il Potenza».
Ma non si è mai concretizzata nessuna opportunità di cambiamento.
«Una cosa non mi è piaciuta: questa narrazione di un Caiata attaccato alla poltrona o che non voglia cedere il passo ad altri che vogliono fare il bene del Potenza. Se ci sono vengano fuori. Io chiedo solo trasparenza, serietà e concretezza. Non ho nessun problema a farmi da parte per il bene del Potenza, rispetto a gente che ha più possibilità, più voglia, più amore per la città. Ma devono essere queste le caratteristiche, non quelle di avere più interessi o anche sì, purché si abbinino con l’interesse della squadra. Le critiche che ho ricevuto mi fanno arrabbiare solo se sono costruite per creare spazi di questo tipo. Da questo punto di vista non mi faccio tirare la giacca da nessuno».
L’associazione Potenza 1919, che dice?
«C’è stato il confronto, con i due vicepresidenti Garramone e Falasca. Abbiamo chiacchierato e condiviso questo percorso. Loro sono sempre molto vicini a me personalmente e sono parte integrante della struttura. Ho chiarito a loro la mia volontà di fare un passo indietro: se il problema è l’egocentrismo del presidente , mi metto in un angolo. Per fugare ogni dubbio io ho dato a loro mandato di parlare a nome e per conto mio nel caso in cui si palesassero imprenditori interessati a stare con noi, a sostituirmi. Purché siano persone serie e abbiano il gradimento della Figc».
E sull’immediato?
«Abbiamo chiacchierato della necessità di implementare lo staff della società con un’altra figura che possa aiutarci. Insieme abbiamo iniziato a pensare al mercato di gennaio ed ho avuto la loro disponibilità ad un ulteriore sacrificio economico insieme al mio per cercare di rendere la squadra all’altezza per arrivare più velocemente possibile alla salvezza».
Progetto rilanciato, quindi.
«Credo che dobbiamo essere uniti e compatti. Non mi piace questa disperazione e che questa cominci dopo poche partite. L’anno scorso siamo stati massacrati e non abbiamo fatto i playout, anzi per un punto non abbiamo fatto i playoff. Questa società in cinque anni credo che se la sia guadagnata un po’ di fiducia e un po’ di rispetto. Mettetevi anche un po’ nei panni di chi per questa società lavora dalla mattina alla sera e poi si sente dire di aver allestito una rosa come sempre scarsa. Abbiamo vinto un campionato, fatto due volte i playoff, salvati senza playout. Vuol dire che le squadre poi così male non erano allestite. Anzi, mi permetto di sottolineare che le abbiamo allestite sempre con mezzi limitati. Sembra che noi quasi viviamo del Potenza, prendiamo invece coscienza che è il Potenza che vive di noi. Domenica scorsa col Latina abbiamo incassato 5.200 euro a fronte di spese che sono superiori. Molto spesso spendiamo più di quello che incassiamo».
A proposito, ma i conti della società come sono?
«La situazione economica del Potenza è esattamente identica, se non lievemente migliore, di quando io ho assunto la presidenza. L’indebitamento della società è quello che era al momento in cui siamo entrati, non abbiamo accumulato altri debiti. Ci siamo pagati tutto quello che abbiamo fatto in questi anni. L’anno scorso abbiamo avuto un bilancio di quasi due milioni e ottocento mila euro di costi e consideriamo che veniamo da un anno e mezzo di incassi zero. Con quello che abbiamo a disposizione facciamo i miracoli. E anche in forza di questo non è che abbiamo messo in campo una squadra di 25 under che comunque costerebbero intorno al milione. Abbiamo Romero, Costa, Piana, Zampa, Salvemini, Marcone: sono giocatori che ho fatto molta fatica a tenere. Poi ancora: le scadenze dei mesi di luglio ed agosto che potevano pagarsi entro il 16 ottobre, noi le abbiamo pagate in avvio di settembre. Non l’hanno fatto tutti, ci sono squadre che prenderanno punti di penalizzazione. Mi dicono che è normale. Non lo è perché nessuno prende lo stipendio prima delle scadenze».
E per le prossime?
«Sono tranquillo. Il 16 dicembre dobbiamo pagare settembre e ottobre, sono tranquillo per queste e anche per le successive. È chiaro che abbiamo sempre cercato di non fare mai il passo più lungo della gamba, proprio per non rischiare di trovarci in situazioni difficili».
Ti manca quindi solo la fiducia dell’ambiente?
«A cuore aperto parlo: penso che ci sia l’80% dell’ambiente che è sempre affezionato al Potenza. Come spesso accade in tutte le cose, prolungando il tempo ci si abitua e l’entusiasmo iniziale va scemando. Probabilmente è giusto ogni tanto riscendere al Purgatorio per poter apprezzare nuovamente il Paradiso. Ritengo invece che ci siano critiche strumentali a interessi personali e sono quelle che maggiormente mi scoraggiano».
Ma era proprio necessario accendere l’ambiente in una settimana prima di una gara fondamentale?
«Ribalto la domanda. O forse questo clima di eccessiva serenità non ha portato i risultati che avremmo dovuto avere? Diciamo che le proviamo tutte».
Anche esonerare un allenatore che non aveva tutte le colpe?
«Parentesi dolorosa per la stima dell’uomo e del tecnico Gallo. Ma in situazioni come questa va analizzata la situazione nel suo complesso che può essere un problema di conduzione, di gestione, di sintonia, di affinità».
E a questa squadra cosa manca?
«Carattere. È una squadra fragile, forse un po’ impaurita, che deve trovare maggiore sicurezza. Lo so, però, che questa arriva solo con i risultati».
I rimedi immediati?
«Fare corpo unico, tutto l’ambiente compatto. Ai tifosi veri non posso che dire grazie perché ci sono stati sempre vicini. Loro hanno tutto il nostro apprezzamento e tutto il nostro rispetto».
Autore: Redazione 1 TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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