Un pugno nello stomaco. Così la città ha vissuto la notizia dei sei punti di penalizzazione inflitti al Siracusa, una sanzione ufficiale e pesantissima che fa precipitare gli azzurri all’ultimo posto del girone C di Serie C. Una mazzata che, come racconta La Sicilia, ha trasformato la rassegnazione in rabbia e riaperto una ferita mai davvero rimarginata: la paura di perdere ancora una volta la propria squadra. Non si tratta solo di classifica. In gioco c’è molto di più. Nelle piazze, nei bar, sui social, il sentimento è unanime: frustrazione e timore. Perché a Siracusa il calcio è identità, memoria, appartenenza. E l’idea di una terza scomparsa in meno di vent’anni è un peso insopportabile.

Ricci inibito, rottura con la tifoseria

A rendere il clima ancora più incandescente è il provvedimento che ha colpito il presidente Alessandro Ricci, inibito per sei mesi. Un atto che per molti tifosi rappresenta il punto di non ritorno. La contestazione nei suoi confronti si è fatta sempre più dura: l’invito è quello di “cedere”, di farsi da parte per consentire l’ingresso di nuove risorse e nuove energie. La sensazione diffusa è che non bastino più rattoppi o soluzioni tampone: servono decisioni immediate e credibili.

Trattative in corso e casse vuote

Dietro le quinte qualcosa si muove. L’amministrazione comunale segue la vicenda e prova a facilitare eventuali nuovi ingressi societari. Ma è una corsa contro il tempo. La crisi non è solo sportiva, è strutturale. Le casse sono vuote e la gestione ordinaria è diventata una sfida quotidiana. Emblematica la situazione legata alla gara interna di domenica alle 12.30 contro la Casertana. Si è rischiato addirittura di giocare a porte chiuse, non per motivi disciplinari ma per la fragilità economica del club. Solo grazie a operazioni last minute del direttore generale Alessandro Guglielmino si è riusciti a garantire la disputa regolare del match con pubblico presente. Una boccata d’ossigeno, ma che non risolve il problema di fondo.

Spogliatoio sotto pressione

In questo clima la squadra è chiamata a preparare una partita già delicata sotto il profilo tecnico e psicologico. Isolarsi non sarà semplice. Quando mancano certezze societarie, anche l’allenamento quotidiano diventa una prova di resistenza mentale. E l’ombra non si allontana: a fine marzo è atteso un nuovo deferimento, con il rischio concreto di ulteriori penalizzazioni. Uno scenario che alimenta la paura di un epilogo anticipato se non dovessero arrivare nuovi partner in grado di sostenere il progetto.

La città si mobilita

Intanto cresce l’idea di una manifestazione pubblica, promossa dall’ex consigliere comunale Gaetano Favara, prima ancora tifoso, per chiamare a raccolta l’intera comunità. Domenica il “De Simone” sarà chiamato a scegliere il tono della propria risposta: contestazione alla proprietà, ma sostegno alla squadra. Perché la partita decisiva non si gioca solo nei novanta minuti contro la Casertana. Si gioca nelle stanze delle trattative, nella capacità di trovare una nuova guida societaria, nella volontà collettiva di evitare l’ennesimo fallimento.

Sezione: Le avversarie / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 12:53 / Fonte: Gol Sicilia
Autore: Red TTP / Twitter: @tuttopotenza
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