«In seguito alla morte del signor Antonio Nicastro, il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha  ordinato  l’apertura di  una  indagine  immediata per evidenziare eventuali responsabilità e per prendere tutte le misure necessarie conseguenti. Lo comunica l’ufficio stampa della Regione Basilicata». (02-04-2020 – da Regione.Basilicata.it).
«Il presidente Bardi comunica che sono pervenute le risultanze della Commissione d’inchiesta interna, dopo la sua richiesta di aprire un’indagine sulla vicenda riportata dalla stampa, accaduta presso l’ospedale San Carlo a seguito del Covid 19. I risultati sono stati inviati all’autorità giudiziaria che, com’è noto, ha aperto un’inchiesta e che dovrà decidere  su  eventuali  ipotesi di reato. Lo comunica l’ufficio stampa della Giunta regionale». (28-05-2020 – da Regione. Basilicata.it).
«… dall'esame di queste ultime (le relazioni di Asp  e  San Carlo - ndr) non sono emerse significative difformità o criticità nei protocolli di assistenza e sicurezza adottati dalle due aziende nella gestione del caso clinico de qua, rimettendo, tuttavia all’autorevole apprezzamento di Codesta Ill. ma Procura ogni valutazione in merito a quanto dichiarato nelle relazioni, che per pronta lettura si allegano alla presente» (27- 05-2020, documento inviato alla Procura di Potenza dal dirigente del  Dipartimento  Politiche della Persona della Regione Basilicata, così come pubblicato da “La Nuova del Sud” in data 02-06-2020).

Cari amici del satirico Tore,
a leggere i quotidiani, si può racchiudere in queste tre brevi note il pesante aspetto surreale (se non risibile) del metodo adottato nell’inchiesta conoscitiva avviata dal presidente della Regione sulla morte del giornalista Antonio Nicastro. Essì, perché se soltanto si è trattato davvero, in pratica, di acquisire -senza muovere rilievo o commento alcuno- le relazioni da Asp e San Carlo, ciascuna sul proprio operato, senza aggiungervi altro, beh, praticamente l’inchiesta si è fermata alla notte stessa del suo annuncio, avvenuto a poche ore dalla scomparsa di Astronik, e quindi in corrispondenza dei comunicati stampa delle due aziende che uscirono GIA’ in quell’occasione.

A voler fare una estrema sintesi di quanto riportato, in primis, da La Nuova del Sud: al giornalista potentino (che si era visto costretto, a un certo punto, a “mendicare” a mezzo stampa e sui social, insieme ai congiunti, un tampone, poiché soffriva da diversi giorni di febbre e tosse e, come denunciato dal figlio, era angustiato dai continui “rimpalli”), alla fin fine il tampone  era  stato  praticato pur in “assenza dei criteri epidemiologici” (avendo lui stesso anche dichiarato di non aver avuto contatti con persone riconducibili a casi o a zone sospetti e a rischio), e tutti i protocolli erano stati eseguiti correttamente, e tutto quanto si poteva fare era stato fatto, nelle diverse fasi. Ergo, nessun errore e/o responsabilità.
Insomma, come si accennava, niente di sostanzialmente diverso dai comunicati stampa della sera/notte di quell’infausto 2 aprile. Verrebbe  da  dire,  allora, che è questo il  vero  motivo  per cui Bardi la chiamò “indagine immediata”: era già bell’e conclusa la notte stessa dopo la morte di Antonio!C’è di che essere presi dallo sconforto.
Le domande cruciali, infatti, rimangono intonse: perché, quando Astronik si è recato al pronto soccorso la sera del 13 marzo (ma non stava bene già da inizio mese)  è stato  rimandato a casa in pochi minuti, pur in presenza di una richiesta di radiografia?Perché, con la tosse che persisteva, ha dovuto aspettare tanto per un tampone (somministratogli
solo il 20 marzo)? Ricordiamo ai lettori, infatti, che il nostro collaboratore (a proposito, Antonio  era  un  giornalista, con tanto di iscrizione all’albo, cosa che –stranamente- sembra sfuggire ai più, anche a quanti lo rievocano spesso -ndr) a quell’agognato tampone è poi risultato POSITIVO, e che a causa del Coronavirus purtroppo ci è morto.
E’ questa, la perentoria, imbarazzante nella sua semplicità, questione: una persona che sta male chiede innanzitutto di capire cosa diavolo ha, chiede anche un tampone, ma deve patire per averlo, fra telefonate e rimpalli, e poi, quando –finalmente, dopo giorni- lo ottiene (dopo articoli di giornale e proteste sui social), questo risulta positivo e dopo alcuni giorni lui muore.
...se le cose stanno così, praticamente l’inchiesta sembra fermatasi alla notte stessa del suo annuncio, a poche ore dalla scomparsa di Astronik, quando erano GIA’ usciti i comunicati stampa di Asp e San Carlo, a tutela del proprio operato. Verrebbe da dire, allora, che è questo il vero motivo per cui Bardi la chiamò “indagine immediata”: era già bell’e conclusa la notte stessa della morte di Antonio!Anche un  bambino  capisce che qualcosa manca, nella drammatica equazione. E che bisogna capire cos’è questa “incognita”. 
Intanto, il Quotidiano del Sud del 3 giugno fa rilevare che: «Nella notte tra il 9 e il 10 marzo, il premier Giuseppe Conte aveva esteso a tutta l’Italia il  livello di allerta sanitaria che prima era riservato esclusivamente alla  “zone  rosse”  del  Nord» e che, viepiù, «dal Ministero della salute era stata diffusa un’ulteriore circolare che estendeva la definizione di “caso sospetto di Covid 19”, a cui andava effettuato il tampone diagnostico» (medesimo particolare lo rilevava già la Gazzetta del Mezzogiorno, all’indomani della  scomparsa di Antonio, in un articolo del 4 aprile).
Toccherà ora alla Procura, e solo ad essa, valutare la reale portata e incidenza di questi ultimi aspetti. In ogni caso, cari amici del satirico,  ma   più   incazzato che mai Tore Sparmia, la Regione Basilicata ha perso un’ennesima occasione per evitarsi, e soprattutto evitarci (per non parlare dei parenti) una  figuraccia  storica  (come se non  fosse  bastata  quella con la Lucarelli). Ripeto, qui parliamo solo  di  “metodo”: che ne penseranno alla Procura di Potenza, infatti, di questa “indagine interna” che in pratica si riduce all’acquisizione, nuda e cruda (a quanto risulta), di una autovalutazione redatta da coloro che sono chiamati a rispondere del proprio operato? Qui non si tratta, ripetiamo, di cercare facili colpevolezze di sorta, o di propugnare tesi pre- costitute, ma ci auguriamo che i magistrati, quelli chiamati a una vera indagine, cioè, non abbiano dovuto attendere prima di agire (ma non crediamo proprio) la letterina tuttappostista della Regione riportata dai giornali (che reca comunque un oggetto perentorio: "ESITI indagine decesso Sig. A. N."), altrimenti vorrà dire che –loro malgrado- si è perso del tempo prezioso. Insomma, la montagna in via Verrastro sembra aver partorito il più piccolo dei topolini.
La nota della Regione pubblicata dalla  stampa   conclude   con un  consolatorio rimando “all’autorevole apprezzamento” della Procura. E meno male.
Come si dice: troppa Grazia, san’Antonio. E Antonio, che non voleva dare fastidio a nessuno, fino all’ultimo, un santo lo era davvero. Per non parlare dei suoi congiunti, ai quali viene chiesto un livello di pazienza e sopportazione che neanche Giobbe.
Alla prossima, amici del satirico, ma sempre incazzato,
Tore Sparmia.

Sezione: Focus / Data: Dom 07 giugno 2020 alle 19:15 / Fonte: Tore Sparmia - Controsenso
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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