POTENZA - C’è un numero che inquadra meglio di qualunque discorso politico il baratro tra i proclami sull’inclusione e la realtà drammatica vissuta dalle famiglie lucane: 5 ore.
È la quota di assistenza all’autonomia e alla comunicazione garantita dal Comune di Potenza per un intero anno scolastico a uno studente con disturbo comportamentale che frequenta la scuola media dell’Istituto Sinisgalli. Cinque ore a settimana. Poco più di tre quarti d’ora al giorno, una presenza simbolica che lascia scoperto l’alunno per la quasi totalità del tempo scuola, condannandolo di fatto all'emarginazione tra le mura della classe. A denunciare la gravità della situazione è il padre del ragazzo, Valentino Agatiello, che ha deciso di rompe il silenzio portando alla luce il drammatico taglio subito. Le richieste avanzate in sede di Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione (GLO) erano state chiare: 20 ore settimanali ritenute indispensabili da scuola, famiglia e specialisti per garantire un percorso formativo dignitoso. La risposta delle istituzioni si è tradotta invece in una decurtazione del 75% rispetto al fabbisogno reale.

La contabilità dei diritti: fondi dimezzati e ore calcolate sul passato
L'inchiesta sui numeri rivela un quadro sconcertante. Per l’anno scolastico 2026/2027, il Comune di Potenza ha stanziato circa 900 mila euro per il servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Una cifra che permette di coprire appena 40 mila ore, a fronte di una richiesta complessiva avanzata dalle famiglie che supera le 80 mila ore. L’ente locale riesce così a coprire a stento il 50% delle necessità primarie degli studenti con disabilità o bisogni educativi speciali.
Ma ciò che sconcerta maggiormente sono i criteri adottati dagli uffici comunali. Quando il genitore ha cercato spiegazioni presso la cooperativa sociale che gestisce il servizio e successivamente presso la dirigenza comunale, si è sentito rispondere che i tagli sono stati applicati prendendo come mero riferimento le ore assegnate l’anno precedente.
Un meccanismo burocratico e cieco: invece di valutare i bisogni effettivi del minore stabiliti dalle équipe mediche, si calcolano i tetti di spesa replicando le carenze storiche degli anni passati. Una prassi che trasforma la redazione del piano educativo individualizzato in una mera formalità e una "perdita di tempo", dal momento che le decisioni definitive sui tempi dell'assistenza vengono prese unilateralmente dagli uffici finanziari.

Muri burocratici e specialisti privati "non graditi"
La vicenda Agatiello mette in luce un ulteriore cortocircuito del sistema pubblico: la chiusura verso i professionisti privati che seguono i ragazzi al di fuori dell'orario scolastico. Nonostante la famiglia sostenga a proprie spese i percorsi con uno psicologo e un terapista motorio, l'amministrazione non ha consentito la partecipazione di queste figure chiave agli incontri ufficiali dell'istituto.
Si nega così la continuità terapeutica e si priva il tavolo tecnico delle informazioni fondamentali per sostenere lo sviluppo del ragazzo. Un atteggiamento che scarica interamente il costo economico ed emotivo della cura sulle famiglie, costrette ad affrontare da sole il percorso di crescita dei propri figli.

Il rischio dell'abbandono
«Per questo servizio mio figlio è soltanto un numero?» si chiede amareggiato Agatiello. Il timore, concreto e condiviso da centinaia di altre famiglie nel capoluogo lucano, è che la mancanza di sostegni adeguati porti questi ragazzi a rimanere irreversibilmente indietro, negando loro il diritto fondamentale allo studio e alla socialità.
Sotto le quinte dei bilanci comunali e dei riparti finanziari, la scure dei tagli continua a colpire l'anello più debole della comunità. La domanda che la politica cittadina non può più eludere è semplice: può un capoluogo di regione considerare l'assistenza ai disabili un capitolo di spesa da sforbiciare a piacimento invece di un diritto inalienabile?

Sezione: News / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 21:28 / Fonte: Cronache Lucane
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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