Una lunga e ricca intervista a Mario Capece, 44enne lucano che porta in giro per il mondo la sua esperienza da preparatore dei portieri. Dall’Eccellenza lucana fino al Sorrento e la Virtus Entella in Serie B… poi l’inizio di un girovagare che lo ha reso un “nomade felice del calcio”.
Cosa c’è dietro al ruolo del portiere? “Credo che il concetto di allenamento, oltre ad una base di idee personali, debba variare in base ai portieri che si allenano. Quando si insegna nei settori giovanili sicuramente la propria metodologia viene attuata con più linearità perché si costruisce ‘step by step’ il giovane atleta, mentre quando si allena in prime squadre, le proprie idee di lavoro sono importanti, ma mai quanto le esigenze dei portieri che alleni. Non bisogna mai dimenticare che l’attore principale è il ragazzo che gioca, il nostro compito è quello di fare il massimo affinché il portiere possa essere padrone delle sue prestazioni durante la stagione” .Raccontaci del tuo sogno: è stato semplice fare della tua passione il tuo lavoro? “Anche dopo 18 anni che svolgo il ruolo da professionista, mi sembra di vivere un sogno. Sono sempre stato innamorato del ruolo del portiere, nonostante non mi abbia visto grande protagonista in campo. Dopo aver compito 27 anni mi sono dedicato interamente allo studio del ruolo, documentandomi sempre ed investendo i guadagni di tanti lavori che ho fatto in vari stage ed aggiornamenti. Ho messo in pratica ciò che ho imparato durante l’anno nella società del mio paese, l’Az 81 Picerno, che mi ha permesso di sviluppare le mie idee e di mettere in pratica quanto apprendevo durante gli stage. Poi l’incontro casuale con mister Maiorano e mister Avigliano nella società picernese: loro mi hanno spronato ancora di più a coprire questo ruolo. Nel 1998 decisi di lasciare un lavoro fisso per buttarmi in un sogno che a tanti pareva impossibile da realizzare… ma io ho ascoltato la mia anima come di solito faccio ed ho accettato. Quell’anno lavorai in Eccellenza a Lagonegro, realtà che mi permise di farmi notare dal Sorrento, dove poi ho lavorato per 6 stagioni ed ho acquisito convinzione in quello che facevo”.
Poi l’inizio di un’avventura che lo ha portati in giro per il mondo:: “Ho cominciato ad essere “un nomade felice del calcio”… tra Biellese, Süd Tirol, Canavese, Ivrea, Academy Milan a Sydney e le ultime due stagioni alla Virtus Entella, fino all’attuale incarico nel Partizani Tirana in Albania”.
Mario continua poi così: “Nel mio girovagare ho avuto la fortuna di incontrare ed allenare tanti ragazzi, alcuni già affermati ed altri che poi hanno spiccato il volo, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa come insegnamento. Non posso dire chi è stato il più bravo che ho allenato, sarebbe come chiedere ad un padre di famiglia chi sia il figlio prediletto (ride, ndr). Per me sono tutti grandi portieri e bravi, poi il giudizio è una conseguenza del percorso che ognuno di loro farà nel corso della propria carriera. Seculin ha debuttato in Serie A con il Chievo Verona qualche settimana fa: ha grandi qualità, credo che il suo esordio nel massimo campionato sia arrivato fin troppo tardi”.
Cosa si insegna ai ragazzi dei settori giovanili: “Con i ragazzidei settori giovanili, oltre agli aspetti tecnici fondamentali per una base di crescita nel ruolo si lavora molto sulla cultura dell’autostima, qualità che spesso i giovani perdono facilmente. Attraverso allenamenti specifici cerco di abbinare situazioni di scelta decisionale affinché possano reagire in maniera equilibrata sia all’errore che al grande gesto. Quando alleni prime squadre in categorie importanti, l’aspetto mentale è decisivo per non farsi giocare brutti scherzi dall’ansia da prestazione, mentre sotto l aspetto tecnico si lavora molto sulle situazioni di gara per migliorare la capacità di attenzione durante il match”.
Chi ci sarà tra i pali della Nazionale tra dieci anni? “Ci sono tanti giovani al momento che potrei vedere in Nazionale maggiore in un futuro, è difficile fare dei nomi. Nei nostri settori giovanili abbiamo tanti talenti, e non solo nei professionisti… anzi, bisogna solo sperare di trovare il coraggio di concedere un percorso lineare di crescita del giovane atleta. Però qualcosa sta cambiando: nei club si tenta di inserire giovani portieri nella scala del grande calcio, ma dire se sia una casualità o un cambiamento radicale sarebbe azzardato. Quando si lancia un giovane portiere non bisogna avere fretta di avere tutto e subito, ma bisogna garantirgli una crescita progressiva proteggendo il ragazzo da tutti i fattori esterni del calcio e permettendogli di sbagliare, ma nello stesso tempo di non esaltarlo troppo quando effettua prestazioni super”.
L’esperto preparatore dei portieri ha poi aggiunto: “Credo che l’Atalanta sia la migliore espressione del ruolo: prima con Consigli, ora con Sportiello. Gli concedono tutto il tempo di crescere senza fretta ed i risultati gli hanno dato sempre ragione. Nei nostri settori giovanili mi hanno invece colpito Alessandro Plizzari del Milan (classe 2000), poi Ionut Radu dell’Inter, Sommariva del Genoa e tanti altri…”
Chi è il miglior portiere al mondo? “Non si può fare a meno di nominare Gigi Buffon, che riesce a reggere l’urto di tanti portieri molto più giovani; per chi preferisce un “portiere di attacco” credo Neuer, Ter Stegen e Cillessen sono invece i migliori ad interpretare il ruolo, come continuità di prestazione direi De Gea. In Italia il mio idolo di sempre è stato Peruzzi… oltre ai “miei “ ragazzi che ho avuto la fortuna di allenare, ammiro tanto Consigli, Sportiello, Perin e sicuramente Donnarumma per la sua personalità.”
Cosa ti ha portato in Albania? Come procede la tua avventura? “Al Partizani Tirana dopo due mesi che sono felice della mia scelta, è un campionato difficile per intensità; siamo secondi a 4 punti dalla prima e faremo di tutto per vincere lo scudetto, che ci porterebbe così ai preliminari di Champions League. Non è stato difficile accettare la proposta di venire al Partizani: mi è bastato un solo incontro con il direttore Dervishi (conoscitore del calcio italiano e tra i migliori nello scouting, che ha lavorato anche con Varese e Verona) e con il mister Agostinelli, che il progetto mi ha subito convinto; poi Paolo Tramezzani mi ha dato le giuste informazioni per accelerare la trattativa. Al Partizani ho anche l’onore di allenare il vice Berisha della nazionale albanese, Alban Hoxha, portiere di grande qualità tecniche ed umane”.
Cos’è “Vita da Numeri Uno Project”? “È uno dei miei più grandi sogni realizzati: andare in giro per il mondo a raccontare le miei idee di calcio credo sia una soddisfazione che non ha prezzo. Il tema che porto in giro per il mondo è “Il Portiere, l’uomo in più della squadra”. L’unica sede italiana del progetto è l’Accademia Calcio Sorrento. Faccio lezioni di confronto con i preparatori e poi sviluppiamo in campo con i portieri le mie idee in base alle loro esigenze, sia di campionati che di mentalità”. Ma non solo: “Con la “Thabet Khari Consulting” sono stato in Libia con le nazionali, in Tunisia e Canada, mentre nello scorso giugno, grazie all’invito del tecnico federale Giuseppe Marino. sono stato il primo relatore europeo al convegno “Numero Uno” della federazione del Quebec. Nel giugno 2015 ho portato il mio progetto anche in Florida alla “Barry University” nell’ambito del progetto “Goalkeeper’s School”, e la scorsa settimana in Federazione Albanese sono stato il relatore degli allenatori professionisti del corso UEFA A”, ha concluso Mario Capece.
Autore: Redazione TuttoPotenza
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