Anno importante quello che sta vivendo il Bisceglie, con l'obiettivo - neanche tanto velato - di tornare nei Pro, categoria da dove i nerazzurri mancano da sedici anni (ultima apparizione il campionato di C2 1997/98, ndr). La società pugliese vuol fare le cose per bene e la classifica della squadra diretta da mister Claudio De Luca è lì' a dimostrarlo.Miglior difesa del girone H con sole sei reti subìte e l'attacco che dovrà fare a meno di Michele Gallaccio - acquisto di prestigio della scorsa campagna acquisti dopo i 25 gol in 31 partite lo scorso campionato con il Palestrina, società che attualmente disputa il girone G - che ha lasciato "per motivi di lavoro". Ad una perdita importante c'è però una conferma altrettanto notevole ed è quella di Piero Zotti che parla a cuore aperto della sua avventura con la maglia del Bisceglie compagine di cuiè leader e bomber indiscusso.Considerato uno dei giocatori più talentuosi in ambito dilettantistico - una carriera vissuta tra Puglia (è nato a Bari, ndr), Basilicata e Campania -, classe 1980, Piero Zotti nel dicembre 2013 ha sposato la causa dei nerazzurri e punizione su punizione, la sua specialità, sta trascinando il Bisceglie ad una stagione che li vede protagonisti alle spalle della Fidelis Andria. In questa intervista esclusiva concessa ai nostri microfoni, il giocatore si concede in maniera molto attenta, cercando di piazzare le risposte con la stessa cura con cui sistema il pallone per un calcio da fermo.
Una stagione importante fino ad ora: siete secondi dietro la Fidelis Andria. C'è voglia di tornare nei Pro.
"E' ancora presto per parlare di certe cose, tutto sommato stiamo facendo bene, nella speranza di continuare così".
Siete imbattuti, un aspetto non del tutto marginale.
"E' vero, non abbiamo mai perso, siamo la miglior difesa del girone. Non possiamo lamentarci neanche del reparto avanzato. Questo sicuramente ci dà fiducia nei nostri mezzi. Siamo sulla strada giusta, lavorando con criterio, possiamo toglierci belle soddisfazioni".
Prima del pareggio deludente contro l'Arzanese (0-0) avete sconfitto in casa il Brindisi - altra candidata autorevole alla vittoria finale - per 3-0.
"Sapevamo di affrontare una delle squadre meglio attrezzate. Sulla carta il Brindisi è la favorita e la campagna acquisti della scorsa estate è lì a dimostrarlo: hanno gente di prima fascia. Il rettangolo di gioco ha detto altro".
Ti ha deluso il Brindisi?
"Contro di noi non mi sono piaciuti. Però il calcio è strano e con un paio di risultati importanti infilati di seguito possono dire la loro. Ad inizio stagione avevano un calendario favorevole ma hanno vissuto con il problema del tecnico (Chiricallo, ndr) che aveva problemi con la tifoseria e questo ha influito sulla loro prima parte di stagione".
Le altre squadre come ti sembrano?
"La Cavese è una grande squadra: hanno giocatori come De Rosa e Marzullo. Mister Agovino li fa giocare molto bene. Nella partita contro di noi i metelliani mi hanno impressionato, disputanto novanta minuti a viso aperto. Secondo me se in questa sessione di mercato (si è aperta l'1 dicembre, ndr) trovano un paio di tasselli importanti, possono dire la loro fino alla fine. L'Andria è partita per salvarsi, per divertirsi e al massimo arrivare ai play off. Però se vogliamo dircela tutta, con la rosa che hanno, possono ambire alla vittoria del campionato. Il pubblico gli sta dando una grande mano, spingendoli domenica dopo domenica e questo si rivela il dodicesimo uomo in campo. Oggi dico che l'Andria è una delle tre, quattro squadre candidate al ritorno nei Pro".
Sei un centrocampista che non disdegna il gol (attualmente è a sette marcature, ndr), in particolar modo sui calci da fermo
"Devo ammettere che questa mia bravura sui calci di punizione è arrivata dopo tanti sacrifici e ancora oggi dedico una buona mezz'ora dell'allenamento del venerdì - qualche volta il sabato - a migliorarla per essere ancora più letale nei confronti dei portieri avversari".
Questa tua bravura sui calci da fermo ha un simbolo a cui ti ispiri?
"Sicuramente il grande Alex Del Piero mi ha ispirato: grande uomo e grande calciatore che ho sempre ammirato".
La punizione che ti è piaciuta di più ultimamente?
"Bella quella di Totti a Mosca in Champions contro il Cska. Lui però le batte di forza, mentre io sono solito calciarle in maniera più elegante. Quando si batte un calcio di punizione devi dosare la potenza e la precisione. Ed ecco che durante la settimana con barriere di manichini sono lì che mi alleno questo fondamentale".
Hai un segreto quando le batti?
"Rischio ogni domenica di prendere un'ammonizione".
Come mai?
"E' un mio trucco: mi sistemo la palla e con la coda dell'occhio guardo il portiere come si comporta. Attendo quei secondi in maniera naturale per notare il caricamento sulle gambe del numero uno avversario e questo fa innervosire la barriera e di conseguenza anche il loro portiere. Quando vedo che l'arbitro mi redarguisce con il rischio dell'ammonizione, solo allora cerco di fare due passi e calciare la sfera in maniera pulita, nella speranza che vada bene".
Tutti da piccoli hanno avuto un sogno. Il tuo qual'era?
"Fin da piccolo ho amato il calcio. Ricordo i pullman che prendevo, finita la scuola per andare ad allenarmi e tornare la sera a casa per fare i compiti".
Sei soddisfatto della tua carriera?
"Non nego che un pizzico di rammarico per quello che poteva essere e non è stato, c'è. Molte persone mi dicono che avrei potuto fare una carriera diversa. Non mi sono mai fatto sfuggire un treno: forse avrei dovuto avere la fortuna di trovare una persona che si svegliasse una mattina e dicesse: voglio puntare su Piero Zotti".
Il calcio non ti è mai venuto a noia?
"No, mai! Se devo dirti la verità, l'età avanza e quando vedo crescere i miei bambini, solo allora mi rendo conto che sto invecchiando (Martina e Morena, 7 e 3 anni, ndr) e non c'è cosa più bella di vederle sorridere. Non c'è regalo più bello che il destino potesse farmi. Faccio fatica a pensare che un domani potrei smettere, ma guardarle negli occhi mi carico emotivamente e vivo quelle due ore con un carico diverso. Ancora oggi sono alla ricerca di un posto di lavoro e vivo di calcio. Finchè mi divertirò e le gambe mi sorreggeranno, sarò in mezzo al campo".
Hai un obiettivo per questa stagione?
"Come sai non sono un attaccante, ma un centrocampista offensivo e mi piacerebbe arrivare in doppia cifra. Al momento sono a sette gol e manca ancora molto a fine stagione. Sarebbe una soddisfazione enorme e vorrei dedicarla ai sacrifici che il presidente del Bisceglie (Nicola Canonico, ndr) fa per tenere questa squadra ad un certo livello. E' una persona che conosce il calcio e gli siamo grati per come ci mette nelle condizioni di giocare ogni domenica".
Se la tua carriera fosse un film, come la intitoleresti?
"Il calcio, la mia passione".
Potessi scegliere un allenatore con cui allenarti tra Antonio Conte o Zdenek Zeman?
"Non ci ho mai lavorato con Zeman, però le esperienze di amici ex calciatori che ci hanno lavorato mi dicono che è massacrante allenarsi con lui. Se non hai fegato e non hai voglia di allenarti, con lui non giochi neanche due minuti: puoi chiamarti Totti o Zotti, ma con lui non scendi in campo".
E' un elogio alla meritocrazia.
"Il calcio in Italia sta scemando sempre più e il calcio di un tempo mi manca, sono sincero. In Europa si gioca in maniera diversa. Qui dobbiamo cambiare mentalità e invece le cose tendono solo a peggiorare. Bisognerebbe puntare sui giovani, ma questi ultimi devono avere fame, cosa che non noto in particolar modo da parte loro. Vedo che tutti, dalle istituzioni agli addetti ai lavori, dare addosso ai giocatori esperti, ma senza di noi - in fondo ho 34 anni e un minimo di esperienza penso di averla fatta sui campi di calcio - un giovane non potrà mai imparare i trucchi del mestiere".
Hai parlato di Europa: un campionato estero dove avresti voluto giocare?
"In Spagna. Lo vedo come un calcio più tecnico".
Per quale squadra tifi?
"Tifare no, simpatizzo per il Milan. Sono cresciuto con lo squadrone composto dagli olandesi Van Basten, Gullit e Rijkaard. Ricordo che mio padre il 6 gennaio, nel giorno della befana mi portava il poster e io ero felice di poterlo attaccare al muro. Ne ero gelosissimo".
Autore: Redazione TuttoPotenza
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