POTENZA – Ci sono compleanni che meritano una torta, altri almeno un momento per fermarsi e ricordare. Quello di Potenza, invece, è passato praticamente sotto silenzio. Lo ricorda in un articolo sui Social l'Associazione Potenza Heritage.

L’8 agosto 2026 sono trascorsi 220 anni da quando Potenza divenne capoluogo della Basilicata. Era l’8 agosto 1806 quando, nell’ambito della riorganizzazione amministrativa del Regno di Napoli voluta da Giuseppe Bonaparte, la città venne scelta come sede dell’Intendenza di Basilicata, assumendo quella funzione di centro amministrativo del territorio che avrebbe attraversato oltre due secoli di storia.
Una data che non rappresenta soltanto un passaggio burocratico. Con la riforma napoleonica prendeva forma una nuova organizzazione dello Stato e Potenza diventava il luogo nel quale concentrare e coordinare funzioni amministrative, servizi, uffici e rapporti con un territorio vasto, difficile e caratterizzato da comunità sparse. Nasceva, in sostanza, il significato moderno del capoluogo.

Da allora sono cambiati governi, dinastie e ordinamenti. Sono arrivati la Restaurazione borbonica, l'Unità d'Italia, la Repubblica e, infine, la nascita della Regione Basilicata. Potenza, però, ha continuato a svolgere la propria funzione di riferimento territoriale, consolidando nel tempo il proprio ruolo attraverso il tribunale, l'ospedale, le scuole, il teatro, le istituzioni culturali e, più recentemente, l'università.
È una storia che spesso rischia di diventare invisibile proprio perché appartiene alla quotidianità. Essere capoluogo significa infatti essere il luogo nel quale generazioni di lucani sono arrivate per lavorare, studiare, curarsi, sbrigare pratiche, partecipare a concorsi, frequentare l'università o assistere a uno spettacolo.

Eppure il 220º anniversario di quella scelta storica avrebbe potuto rappresentare un'occasione per ricordare pubblicamente il ruolo di Potenza, non soltanto guardando al passato ma interrogandosi anche sul futuro della città e del suo rapporto con il resto della Basilicata.
L'anniversario cade, invece, in un clima di sostanziale silenzio. Nessuna grande celebrazione, nessun particolare momento istituzionale capace di sottolineare una ricorrenza che riguarda direttamente l'identità della città e la sua storia amministrativa.

Ed è forse proprio questo l'aspetto più curioso: Potenza compie 220 anni da capoluogo e sembra quasi essersene dimenticata.
Un anniversario non cambia la storia e una cerimonia non risolve i problemi di una città. Ma ricordare una data come quella dell'8 agosto 1806 significa riconoscere il percorso compiuto e, soprattutto, ricordare che essere capoluogo non è mai stato soltanto un titolo. È stata una responsabilità nei confronti dell'intera Basilicata.

Forse, proprio per questo, sarebbe bastato poco: una cerimonia, un incontro pubblico, una mostra, una targa, anche soltanto un momento di riflessione. Un segnale capace di ricordare alla città e ai lucani che quella storia non è stata dimenticata. E, perché no, anche un sollecito alla memoria da parte della Regione Basilicata, soprattutto alla luce di alcune scelte e iniziative che sembrano andare nella direzione di un progressivo ridimensionamento del ruolo di Potenza, quasi che il suo essere capoluogo possa essere considerato un fatto acquisito e, proprio per questo, non più da difendere e valorizzare.

Il compleanno è passato. Anche i politici, prima o poi, passano. La storia resta. E resta anche una domanda, semplice quanto amara: possibile che per i 220 anni di Potenza capoluogo nessuno abbia pensato di spegnere almeno una candelina?

Sezione: Il Taccuino di Potenza / Data: Mar 11 agosto 2026 alle 12:29 / Fonte: Spunto da "Potenza Heritage"
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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