Una nuova battaglia per la libertà d’espressione. L’ultima novità che riguarda le curve italiane – e non solo – si chiama “codice di gradimento“, una sorta di decalogo di regole imposte dalle società di calcio ai rispettivi tifosi.
Il tutto a discrezione dei club, i quali potranno decidere se e quando applicare questo “codice etico”, decidendo di fatto chi potrà accedere negli impianti sportivi e chi no. Diversi gruppi ultras l’hanno già ribattezzato “daspo societario“, perché a differenza dei provvedimenti di divieto d’accesso negli impianti sportivi, riconducibili alle Questure, in questo caso a decidere saranno proprio le società.

Sicuramente un passo indietro per chi vive la realtà dei gradoni, soprattutto dopo l’apertura che c’era stata un anno fa, proprio di questi tempi, quando il 4 agosto 2017 fu siglato il Protocollo d’intesa a Roma, per introdurre nuovamente gli strumenti di tifo (striscioni, tamburi, megafoni) e consentire la partecipazione di tutti i tifosi, anche quelli non fidelizzati, alle gare in trasferta. Un’apertura non definitiva, in quanto per alcuni match definiti “ad alto profilo di rischio”, l’Osservatorio ha comunque vietato la vendita dei ticket per i settori ospiti. Finanche a quei tifosi in possesso di Tessera del Tifoso, strumento introdotto nel 2009 proprio con l’obiettivo- puntualmente disatteso- di far partecipare i tifosi a tutte le trasferte, in qualunque stadio e a prescindere dall’evento in programma. I precedenti di Salernitana-Nocerina, Juventus-Napoli e tante altre partite, hanno dimostrato il contrario.

Dopo il Protocollo d’intesa firmato lo scorso anno da Figc, Coni e dai ministri Minniti e Lotti, quest’anno si è registrato un nuovo segnale di chiusura e di “lotta” al mondo del tifo.
Sull’argomento, tramite la propria pagina web di un noto social network, si è espresso l’avvocato partenopeo Emilio Coppola, che ha fatto chiarezza circa questo nuovo “codice” che, in diverse città, ha già fatto rumore: “Il cosiddetto codice di gradimento consiste in una serie di regole che accompagnano l’utilizzo dello stadio ed è a discrezione delle società. La violazione di tali regole porta al daspo societario: abbonamento revocato oppure impedimento di entrare allo stadio. Regole non chiare e diverse da una società all’altra“.
L’ulteriore novità, circa questo codice comportamentale che dovrebbe essere seguito da ogni tifoso che accede negli impianti, è rappresentata dal fatto di non poter essere in alcun modo contestabile. Proprio l’avvocato Coppola, infatti, ha voluto porre l’attenzione su questo aspetto, facendo suonare un campanello d’allarme: “Non c’è possibilità di ricorrere contro questi provvedimenti. In un certo senso, chi subisce il divieto non ha possibilità di difendersi. Noi legali che viviamo la trincea giudiziaria, sappiamo che molti processi terminano con l’assoluzione ma spesso i nostri assisti hanno già scontato diversi anni di provvedimenti Daspo. In questo caso, non esiste un’autorità giudiziaria preposta per la discussione, è un provvedimento fortemente limitativo della libertà personale“.
L’avvocato penalista ha poi spiegato anche l’origine di questo codice: “E’ una figura mutuata dall’ordinamento anglosassone ma non dobbiamo dimenticare che in Inghilterra questi divieti vengono ratificati da parte di un giudice. In Italia, invece, chi subisce questi provvedimenti non può ricorrere. Le società che hanno già introdotto il codice di gradimento sono R

oma, Udinese, Fiorentina, Sampdoria, Atalanta e Brescia. Le regole sono le più disparate e possono essere applicate solo sulla sottoscrizione dell’abbonamento o anche sul singolo biglietto. Si va dal rischio allontanamento temporaneo per non aver parcheggiato nel posto auto legato all’abbonamento, ad un divieto più lungo se sventolando la bandiera si ostacola la visuale a chi sta dietro“.

Un provvedimento che, se applicato alla lettera da tutte le società, spaventa e non poco i supporters. Infatti, tali regole non riguarderebbero soltanto i gruppi ultras, bensì tutti quegli appassionati che frequentano lo stadio. Secondo Coppola, si tratta di “norme troppo stringenti che non offrono garanzie. Si è parlato anche dell’istituzione delle cosiddette Standing Zone, aree dove sarà possibile sventolare bandiere e vedere la partita in piedi, avendo almeno la possibilità di vivere la partita con partecipazione, senza il rischio d’essere sanzionato“. Intanto, gli ultras di diverse città hanno già preso la propria posizione avversa a questo codice etico. Non soltanto le tifoserie dei club che hanno aderito al codice (come Brescia, Roma, Sampdoria e Atalanta) ma pure altri gruppi ultras, tra cui Bologna, Pagani, Arezzo e Napoli, hanno manifestato la propria contrarietà a quest’ennesimo strumento che limita la libertà d’espressione. Un comunicato unitario che spiega le ragioni del “no” da parte di molti gruppi ultras e diversi striscioni affissi in alcune città sono i primi segnali di questa nuova battaglia. Molti minacciano diserzione ad oltranza, altri sono in attesa di capirci di più. Quale futuro per i tifosi di calcio del Belpaese?

 

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 03 agosto 2018 alle 13:41 / Fonte: Macchiedinkiostro.com
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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