L'avventura di Sergio La Cava sulla panchina del Barletta è durata appena un mese e mezzo. Nemmeno il tempo di vedere, o meno, i frutti del lavoro svolto nella fase di romitaggio estivo che la società ha defenestrato il tecnico preferendogli Francesco Bitetto. Al tecnico campano abbiamo chiesto di spiegarci la natura di questo addio.
Sergio La Cava non è più l'allenatore del Barletta. Come ce lo spiega?
"Non so spiegarmelo nemmeno io, figurarsi se posso spiegarlo a voi. Diciamo che è un dato di fatto".
La società nella nota ufficiale ha parlato di divergenze tecniche che poi il diesse De Santis ha chiarito che riguardavano gli under....
"Io non ho avuto divergenze di tipo tecnico con nessuno della società, ho solo manifestato delle idee sugli under. Vero, non ero particolarmente contento del reparto under. Una cosa che ho detto tranquillamente al direttore sportivo così come credo si debba fare in una società seria. Questo non significa assolutamente che io abbia etichettato come scarsi i ragazzi a mia disposizione, ho solo evidenziato un concetto tecnico riguardante la struttura della rosa. In una squadra così competitiva era un peccato non averla completata con dei ragazzi più pronti, così come il resto della rosa. Dirò di più, io sugli under ci stavo puntando. Penso a Martino, Grumo e lo stesso Parola che però è rimasto fermo per diverso tempo per infortunio".
Possiamo ipotizzare ad un equivoco, quindi, su questa storia degli under?
"Se ci sono stati equivoci non lo so. Di certo nulla che potesse indurre lo stesso diesse o la società a prendere in considerazione di cambiare la guida tecnica.Io stesso mi sto facendo tante domande e non riesco a darmi risposte. Se poi il direttore sportivo ha interpretato male il modo in cui ho cercato portare gli under alla prima gara di campionato non lo so. Io ho solo cercato di motivare i ragazzi facendo capire loro che nessuno avrebbe avuto il posto assicurato solo perchè c'è l'obbligo di schierare in campo gli under. Inoltre voglio essere chiaro: ogni allenatore ha le sue strategie e se debbo spiegarle agli altri non andiamo di certo bene. Era il mio modo di fargli dare il cento percento. Non credo di dover dare spiegazioni a nessuno sui miei metodi, penso sia lecito che ogni allenatore abbia i suoi. Io dovevo essere valutato per il gioco ed i risultati".
Insomma ci è rimasto particolarmente male..."Ho ricevuto una cattiveria pura e semplice. Sfido chiunque a non rimanerci male. Se avessimo giocato quattro partite, perdendone due allora ci può anche stare cambiare tecnico. Una scelta che non condividerei comunque perché nella scorsa serie A con la filosofia dei risultati utili subito, sarebbero stati esonerati Allegri e Sarri. Invece sappiamo tutti il campionato che poi hanno fatto questi due allenatori. Detto questo, la società può legittimamente cambiare guida tecnica quando i risultati non arrivano, ma non così. Se poi la questione è che in questo calcio si cercano allenatori che vengano manovrati come burattini allora è vero, io non sono quel tipo di allenatore. Io non invado i ruoli degli altri e non voglio che gli altri invadano il mio. Credo che si tratti di professionalità e correttezza".
Potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa di quanto fatto?
"Non ho nulla di cui debba rimproverarmi. Ho lavorato bene in questo mese e mezzo, io come il resto dello staff tecnico che, a parte il mio secondo, era costituito da persone scelte dalla stessa società e con le quali ho collaborato benissimo ed in maniera fattiva per rendere il Barletta una squadra capace di centrare gli obiettivi prefissati. Mi sono fidato della società e del direttore sportivo, io avevo sposato questo progetto con grande entusiasmo rinunciando alle attenzioni di club di Serie D, uno su tutti l’Olympia Agnonese che mi aveva corteggiato. Purtroppo è andata male".
Dalle sue parole traspare amarezza o sbaglio?
"La verità è che mi sono innamorato di Barletta ed ora inevitabilmente sono molto dispiaciuto. Questo era l’anno buono per tornare a vincere e far divertire questa gente che tanto bene mi aveva accolto. Anzi ci tengo a ringraziare la società che, fino all’ultimo giorno in cui sono stato a Barletta, con me si è comportata benissimo. Poi negli ultimi due giorni, e ad oggi, non ho più sentito nessuno. Ringrazio i ragazzi e tutto lo staff ed infine i tifosi che mi hanno accolto benissimo. Mi sono sentito profondamente legato a questa piazza, ho portato la mia famiglia lì, cosa che di solito non faccio e questo testimonia il legame con la città che si era creato in così poco tempo".
Qualcuno l'ha anche accusata di essere fuori dal giro da un po', di non avere soprattutto esperienza del campionato di Eccellenza pugliese. Lei cosa ci dice?
"Non rispondo, mi permetto di sorriedere".
Una previsione sul campionato del Barletta?
"Non faccio l'indovino, posso solo dire che per il sottoscritto il Barletta può solo perderlo il campionato. Abbiamo costruito una squadra forte, non potevo certo dirlo apertamente ma il secondo posto a fine campionato l’avrei visto come un fallimento. L’obiettivo personale era vincere il campionato e la Coppa Italia regionale. Ci tenevo tanto a fare bene ma non mi è stata data la possibilità".
La nota positiva è che potrebbe tornare in pista in caso di una chiamata da parte di un altro club.
"Sicuramente, io da questo punto di vista non mollo. Vado avanti per la mia strada come ho fatto sino ad oggi ed, anzi, ho ancora più voglia di rimettermi in gioco. La stessa energia che avevo speso nel mio approdo al Barletta lavorando sodo e pianificando una lavoro tattico che, sono certo, avrebbe dato i suoi frutti".
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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