Riuscire a trovare un aggettivo per definire la sua lodevole carriera tra serie D ed Eccellenza è senza dubbio impossibile. Ovunque è andato ad allenare ha lasciato il segno. In positivo. Una persona, Sergio La Cava, che non le manda a dire. Con tutti, nel mondo del calcio, preferisce parlare in faccia: presidenti, direttori sportivi e calciatori. Poi il calcio giocato. Quello che negli ultimi dieci anni (e più) gli ha permesso di imporsi in serie D dopo la classica “gavetta” in Eccellenza e dopo aver accumulato esperienza da calciatore in ambito professionistico. Dappertutto (o quasi) conservano di lui un ricordo per le epiche imprese. Quella di Bitonto è il suo bagaglio personale preferito. Prese la squadra all’ultimo posto in classifica e dopo una rimonta clamorosa riuscì a salvarsi ai play out mettendoci nel mezzo dell’esperienza un incidente stradale in cui, nel tratto di A16 che divide Campania e Puglia, rischiò la vita. Le imprese con Turris, Pomigliano, Solofra, Savoia non sono da meno. Quando ha interrotto le sue esperienza strada facendo, invece, lo ha fatto a testa alta guadagnandosi, proprio perché non si è mai sottratto a confronti diretti e, appunto, al “parlare in faccia”, lo stesso il gradimento della piazza.
Sergio La Cava, uno che preferisce affondi diretti stile Mourinho si racconta al taccuino di Mandamento Notizie.
Mister, da pochi giorni è diventato ufficialmente il nuovo allenatore del Barletta. Cosa l’ha spinto ad accettare il corteggiamento della gloriosa compagine pugliese e quali saranno i presupposti di questo nuovo campionato?
“Barletta è una grande piazza, non può essere rifiutata. Quando si ha l’opportunità di allenare una rosa così prestigiosa, non si bada ad altro. Ho avuto piacere ad accettare nonostante sia sceso di categoria, ma Barletta merita. Per il nuovo campionato ci sono buone probabilità di ripescaggio, ma sia in serie D che in Eccellenza, una squadra come la nostra non può semplicemente partecipare, deve vincere”.
A Barletta rincontra il D.S che era con lei a Bitonto. Che rapporto avete?
“E’ una persona preparata e giovane, abbiamo un ottimo rapporto. Conosce ormai bene la categoria e credo sia pronto per palcoscenici superiori. Gli auguro una grande carriera, se lo merita.”
Ha già conosciuto la squadra? Urgono rinforzi?
“Mi fido molto del mio direttore sportivo, con il quale parlerò dei nuovi acquisti. E’ necessario costruire una squadra motivata con calciatori abituati alla pressione che in una piazza come Barletta è normale che ci sia.”
Qual è la sua filosofia di gioco e ciò che pretende dai suoi calciatori?
“Sono un amante del 4-3-3, anche se nell’ultimo periodo sto utilizzando il 4-2-3-1. Dai miei calciatori esigo il massimo impegno, sacrificio e dedizione al lavoro.”
Mister, lei conta una decennale esperienza in serie D con diverse squadre; l’ultima a Picerno. Come giudica quest’ultima annata?
“Per quanto riguarda la carriera di allenatore, credo di aver fatto bene nel complesso. Il mio allontanamento da Picerno, invece, è stato provocato da un litigio con il direttore sportivo, persona di cui non voglio nemmeno parlare. C’eravamo accordati per l’acquisto di alcuni calciatori per cercare di giungere alla salvezza, ma poi i patti non sono stati rispettati per altre questioni. Io, in situazioni del genere, preferisco andarmene e rinunciare a compromessi che oggi nel calcio sono più che frequenti. Ho un carattere che non si sposa bene con il sistema, ma sono sempre andato avanti a testa alta. Nella vita nessuno mi ha regalato nulla, ho dovuto conquistare tutto con impegno e sacrificio.”
Che ricordo ha, come calciatore, quando indossava la maglia del Carotenuto?
“Bellissimi ricordi, vincemmo il campionato e portammo il Carotenuto in Promozione. Io mi sono sempre sentito di Mugnano del Cardinale, qui ho la mia famiglia e sono innamorato di questo paese. E’ un peccato, però, non sfruttare al meglio le tutte le risorse di cui Mugnano gode. Poteva essere fatto un gran progetto, calcisticamente parlando, ma la gelosia del paese ha limitato tutto.”
In tutta la sua carriera, qual è stato il momento più bello che ricorda con particolare piacere?
“Ce ne sono diversi, ma non potrei non ricordare la stagione di Bojano, in Eccellenza. Quell’anno riuscimmo a vincere sia il campionato che la coppa, regalandoci enormi soddisfazioni. Però, il campionato che porterò sempre nel cuore, nonostante abbia lasciato molto amaro in bocca, è stato quello con la Turris. Lì fummo derubati, nel vero senso della parola, dalla Lega. Partimmo per salvarci e ci ritrovammo in zona playoff, ma all’Ischia restituirono due punti di penalizzazione a poche giornate dalla fine, escludendoci clamorosamente dalla griglia delle prime cinque. Rimane, però, il ricordo di una stagione strepitosa, caratterizzata da diverse vittorie anche contro le squadre più grandi.”
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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