Prendete un numero: 25. Poi un mese: settembre. Ed infine un anno: 2013. Una data all’apparenza insignificante, ma il 25/09/2013 nel mondo del calcio si è venuto a creare un legame che a distanza di anni è ancora emotivamente forte: Nicola Ragno diventa il nuovo allenatore della Fidelis Andria. Un’annata storica in un momento storicamente importante per quel che poi diventerà la Fidelis che attualmente osserviamo al Degli Ulivi.

È giugno ora. Campionati finiti e squadre da ricostruire. L’Andria è senza capitano, Ragno cerca una ciurma. Difficile che avvenga il matrimonio, ma un intervento nostalgico e stuzzicante da parte nostra era doveroso. Anche solo per permettere ai lettori/tifosi di riabbracciare virtualmente un tecnico mai odiato e sempre amato.Mister, stagione fantastica a Nardò.
"Abbiamo fatto un miracolo, dato che l'obiettivo iniziale era una salvezza tranquilla. Ad inizio anno abbiamo costruito una squadra composta da un mix di gioventù ed esperienza. Tutto procedeva liscio, ma poi a dicembre si è dovuto smantellare la rosa per far cassa. Così abbiamo deciso di ringiovanire la squadra inserendo più elementi under. Abbiamo continuato il nostro cammino, siamo migliorati e alla fine inaspettatamente ci siamo trovati primi. Successivamente la pressione della tifoseria mista all’inesperienza della rosa ha fatto sì che perdessimo posizioni. I play-off poi sono andati come tutti sanno. Rimane comunque un’ottima stagione ed il risultato finale non deve annullare tutto quel che di buono è stato fatto durante l’anno".

Cosa le ha lasciato l’esperienza di Nardò?
"Ci ho giocato un anno da calciatore, conoscevo la piazza e sono stato ben accettato da allenatore. È una piccola Andria. Tra l’altro si è instaurato un rapporto forte con i tifosi, che nei momenti importanti mi hanno sempre difeso. Quello che mi rimane, a parte le soddisfazioni sul campo, è indubbiamente il calore riscontrato".Mettiamo un punto al recente passato e parliamo del futuro. A fronte dei risultati ottenuti nella sua carriera, quanto le piacerebbe fare un salto in Lega Pro? O preferisce continuare ad essere il top in Eccellenza e Serie D?
"Ogni allenatore vuole sempre migliorarsi. Io ho un patentino che mi permette di allenare anche in Lega Pro, ma purtroppo non ci sono regole che permettono di farlo, dato che si va avanti sfruttando anche sponsor e politici e accettando proposte a costi minori. Io ho una dignità ed i miei sponsor sono i risultati".

Può incidere la mancanza di un procuratore?
"Forse si, ma relativamente. Il procuratore può aiutarti, ma alla fine è il sistema che dovrebbe cambiare. Se un allenatore ha un curriculum di tutto rispetto, questo dovrebbe avere la precedenza. Ciò però non avviene. Gli addetti ai lavori dovrebbero notare meglio certe situazioni, approfondirle, ma si preferisce puntare su altro. Tutto ciò mi lascia l’amaro in bocca, ma il calcio è fatto così".

Prospettive future. Ha sentito qualche società?
"Il mio campionato è finito da poco. C'è stato un pourparler con qualcuno, ma nulla di concreto".

Chiudiamo aprendo il capitolo Andria. L’abbiamo vista al Degli Ulivi la scorsa stagione. Come giudica la stagione appena conclusa della Fidelis?
"Ovviamente in maniera positiva. Si è partiti benissimo, a tratti anche sognando qualcosa di più grande. Poi c'è stato un momento di stasi e data la difficoltà elevata del campionato gli animi si sono attenuati. C’è stato bisogno di dare il massimo per uscire da un brutto momento, cercando di trovare stimoli importati come per esempio i record da battere e difendere. Ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto meritatamente, tra l’altro anche con largo anticipo. Quindi complimenti alla squadra".

E la nuova società? Che impressione le ha dato?
"È indubbiamente diversa rispetto a quella che ho conosciuto io, dato anche il momento differente. Secondo me possono fare molto, ma molto meglio ed iniziare ad impostare un discorso migliorativo. Andria come piazza lo richiede, perché questa città non merita questa categoria. La società sicuramente ne è consapevole, deve farsi un esame di coscienza e sfruttare al massimo un amore vero e profondo che lega i tifosi a questa squadra".  
Quanto è diverso, e se è diverso, il Ragno attuale rispetto a quello azzurro di tre stagioni fa?
"Andria mi ha dato tanto sotto tutti i punti di vista, facendomi crescere e abituare a qualcosa di più importante come i 7mila allo stadio, come vivere il calcio come unica fonte di vita. Questo mi ha permesso di affrontare meglio quel che si è sviluppato a Nardò. Ora ho indubbiamente due anni in più di esperienza rispetto a quando ho finito ad Andria. Sono uno che non si ferma mai, che cerca di aggiornarsi e migliorarsi sempre. Ogni anno, a fine campionato, studio allenatori di categorie superiori. Ho fatto stage con tecnici di un certo spessore, che mi hanno permesso di affinare alcune tecniche e di migliorarmi sotto certi aspetti. Insomma, sono un Nicola Ragno più preparato professionalmente. Ma l’uomo che Andria ha conosciuto non è cambiato".

Sa che nei vari sondaggi per il post D’Angelo il suo nome è tra i più citati?
"Ho avuto tantissimi messaggi da parte di tifosi andriesi, perché il rapporto che ci lega è importante. Mi è dispiaciuto non continuare, ma sono comunque contento per loro dato che si è riusciti a tornare tra i professionisti. Andria è una piazza che mi stimola e mi fa piacere che mi nominino". Tornerebbe?
"A chi non piacerebbe una chiamata della Fidelis".

C’è stata?
"No nessun contatto, sono sincero".Chiudiamo la telefonata con Nicola Ragno con un “Buona serata”. Un salto che sa sicuramente di un “A risentirci”, ma molto meno di un “Arrivederci”. Difficile, praticamente quasi impossibile un suo ritorno ad Andria in questo momento. Ma in futuro chissà… Il calcio è strano e per questo chiudiamo sfruttando il duo Venditti/Galliani a nostro piacimento: “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. 
 

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 02 giugno 2016 alle 13:24 / Fonte: Tuttofidelis.it
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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