L’ennesimo pastrocchio all’italiana. Senza voler scadere nel facile qualunquismo, riesce davvero difficile etichettare diversamente la vicenda che ha visto protagonista il Lanciano ed i punti di penalizzazione prima tolti, poi restituiti. Gli unici ad uscire vincitori sono i legali Chiacchio e Di Cintio, quest’ultimo già regista del (vittorioso) reclamo che portò alla restituzione dei punti al Novara l’anno passato, praticamente pochi giorni prima della fine del campionato. Perché in Italia la anormalità diventa la regola. Malgrado le (inevitabili) seguenti levate di scudi, le minacce trasversali di adire (ancora) vie legali, le proteste ed il senso di nausea diffuso che pervade gli amanti ormai sempre più disillusi di uno sport che vede sgretolare giorno dopo giorno quel briciolo di credibilità residua. In attesa delle motivazioni, Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport ha provato a far luce sul perché la Corte d’Appello abbia emanato una decisione inattesa ed insperata, a detta della stessa parte difendente. Secondo la Rosea, alla base ci sarebbe un clamoroso errore commesso dalla Procura Federale all’atto dei deferimenti. L’a.d. Claudio Di Menno Di Bucchianico non firmò la certificazione dell’avvenuto pagamento degli stipendi in quanto squalificato; avrebbe dovuto farlo il d.s. Luca Leone, che aveva ereditato il potere di firma, ma non lo fece perché la società effettivamente non ebbe la possibilità di assolvere l’impegno. La Procura però non ha deferito Leone, ma il solo Di Menno Di Bucchianico, quindi la Corte d’Appello non ha potuto far altro che dargli ragione: la certificazione del pagamento non è stata presentata perché lui non poteva firmarla causa la squalifica. Quindi è venuta meno la recidiva dopo la precedente condanna e due punti sono stati restituiti per quel motivo: altri 2 su 5 restano perché l’altro mancato pagamento è avvenuto il 16 febbraio, a squalifica di Di Menno Di Bucchianico scaduta. Il terzo punto invece è stato restituito perché è stata dimostrata l’effettiva rinuncia allo stipendio (con tanto di atto notarile e presenza in aula) da parte del calciatore Manuel Turchi. Il quale, per aiutare la società in difficoltà, fece il bel gesto. Turchi è il marito della presidente Valentina Maio.
Sempre secondo la Gazzetta, lo stesso presidente federale Tavecchio si sarebbe mosso in prima persona chiedendo al suo ufficio legale di far luce sulla vicenda, sollecitando la pubblicazione delle motivazioni. La Figc non impugnerà la sentenza, teoricamente potrebbero farlo Procura del Coni o la stessa Procura Federale, peraltro protagonista del clamoroso autogol. Non ci sarebbero in ogni caso i tempi tecnici per arrivare al terzo grado di giudizio entro la fine del campionato, per questo motivo qualcuno avanza addirittura l’ipotesi d’uno slittamento dei playout. Livorno è pronto a dar battaglia, Salernitana, Modena e Latina restano alla finestra. Solo per ora?
 

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 14 maggio 2016 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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