La storia di Ferri e quella del Club dei Fedelissimi si intrecciano con uno dei periodi più importanti e affascinanti della storia del Potenza Calcio. Sono gli anni in cui il calcio potentino smette progressivamente di essere soltanto una passione sportiva e diventa un elemento forte dell'identità cittadina, capace di coinvolgere generazioni di tifosi e di accompagnare la crescita del club fino ai vertici del calcio nazionale.
Prima ancora di Nino Ferri, un ruolo fondamentale in questa straordinaria stagione fu svolto dall'avvocato Francesco Petrullo, presidente del Potenza tra la fine degli anni Cinquanta e il 1965. Fu sotto la sua guida, insieme a dirigenti come lo stesso Ferri ed Egidio Sarli, che prese forma quella squadra destinata a diventare il “Potenza Miracolo”. Petrullo accompagnò infatti il club nella progressiva scalata dalle categorie inferiori alla Serie D, quindi alla Serie C e infine alla storica conquista della Serie B nel 1963.
Quando nel 1965 Petrullo lasciò la presidenza, la società era ormai una realtà consolidata del calcio professionistico. A raccogliere il testimone fu proprio Giovanni “Nino” Ferri, che guidò il Potenza nelle stagioni successive, comprese quelle del grande campionato 1964-65 e del 1966-67. Nel 1964-65 arrivò infatti il quinto posto in Serie B, ancora oggi il miglior piazzamento della storia rossoblù, mentre nel 1966-67 il Potenza chiuse al settimo posto, confermandosi protagonista del campionato cadetto.

È dunque dentro questo contesto che va collocata la nascita dei Fedelissimi. Il 1966, l'anno della delusione mondiale dell'Italia contro la Corea del Nord, coincide con un momento nel quale a Potenza il calcio vive invece una stagione di grande entusiasmo. La passione per gli “11 leoni” comincia a trasformarsi in una forma più organizzata di appartenenza, proprio mentre il Potenza continua a rappresentare un motivo di orgoglio per la città. Il gruppo dei Fedelissimi nasce così non soltanto come espressione del tifo, ma come parte di quella storia rossoblu che aveva mosso i primi passi proprio negli anni della presidenza Petrullo e che avrebbe trovato in Ferri uno dei suoi protagonisti.

CAPITOLO 2 - LE ORIGINI
di Giuseppe Rita

Tuttopotenza, 12 febbraio 2015

LA STORIA
La storia di Ferri si intreccia con quella di questo glorioso “gruppo organizzato” di supporters degli “11 leoni”.
Certamente la delusione patita ai mondiali svoltisi  in Inghilterra fu da stimolo e fece in modo da coinvolgere  dei giovani ad attivarsi, qualche mese dopo,  per un “progetto” di aggregazione sportiva.
Correva l’anno 1966, era il mese di Giugno; la Nazionale italiana, guidata dal CT Edmondo Fabbri, partecipava a quei mondiali con l’ambizione di aggiudicarsi la Coppa Rimet (in palio fino al 1970); nel primo incontro riuscì a vincere  contro il Cile col risultato finale di 2 a 0. Nella partita successiva contro l'URSS, gli azzurri persero, con una  rete di Cislenko.
Bastava, comunque, la vittoria contro i dilettanti  nordcoreani per garantirsi la partecipazione ai quarti. La nazionale italiana, sotto lo sguardo incredulo della stampa sportiva internazionale e con la  radiocronaca  di Nicolò Carosio, che coniò, in quell’incredibile partita, diversi “modi di dire”, fallì numerose occasioni fino a subire il gol della sconfitta del nordcoreano Pak Doo Ik (dentista di professione).
La sconfitta  sancì l’abbandono dal torneo degli azzurri, con conseguente mesto ritorno  a casa; all’arrivo in patria furono accolti da una dura contestazione e da roventi polemiche.
La finalissima, che  venne disputata il 30 Luglio 1966 allo stadio Wembley di Londra, davanti a 100.000 spettatori, fu fra l’Inghilterra e la Germania.
La squadra inglese vinse e si aggiudicò per la prima (ed unica) volta la Coppa del Mondo, con un gol-fantasma, divenuto nel tempo famosissimo,  di  Hurst.
In  quel mondiale si confermarono “stelle”  del calibro dell’inglese Bobby Charlton,  del tedesco Franz Beckenbauer e del portoghese  da Silva Ferreira  Eusebio, calciatori che anche successivamente si imposero nel panorama calcistico internazionale.
Gigi Riva, non utilizzato in quella spedizione, si rifece disputando un ottimo mondiale 4 anni dopo (1970) in Messico, entrato nella storia calcistica,  anche, per la staffetta Mazzola - Rivera  e per la famosa partita  Italia-Germania 4a3.

IL VISSUTO
Il Club de’ “I Fedelissimi”, uno dei primi sorti in Italia, fu fondato da cinque adolescenti di 14-15 anni: Franco MalvasiGiuseppe Rita (lo scrivente), Luciano Pistone, Luigi Onorati Martelli, Giuseppe Onorati Martelli  nel   Dicembre del  1966 presso l’ ex Bar Nuovo, attuale Pub  Goblin’s, in piazza Mario Pagano del capoluogo; qualche giorno dopo aderì anche Paolo Severino.

La prima Sede  Sociale   era ubicata al  1° piano di viale MarconiPalazzo  Lavecchia.
In un tempo in cui la pubblicità e le sponsorizzazioni non avevano l’importanza e la rilevanza di oggi il Club  fu, in tal senso, un precursore, potendo  infatti contare,   per le attività sociali,  sullo  sponsor   Philip  Watch, la cui scritta  era  ricamata, perfino,  su uno dei primi striscioni rossoblu, che puntualmente, ogni domenica, era appeso alla ringhiera della “gradinata” del Viviani.
Potè,  infatti, beneficiare della vicinanza e della passione degli sportivissimi Felice ed Ettore Cammarota, rivenditori dei prodotti di codesto marchio, i quali  ancora oggi, col medesimo entusiasmo, seguono la sorte  della squadra rossoblu.

La 1ª uscita  formale con lo striscione rossoblu risale al Gennaio 1967, mentre  la prima  foto  ufficiale  (Foto STAR) risale all’incontro Potenza- Catania (12.02.1967) e  fu pubblicata il 16 febbraio 1967 sul quotidiano edito in Campania  “Il Mattino” che all’epoca ospitava, anche, alcune  pagine  della Basilicata.
Nei ricordi si materializza la  trasferta organizzata per lo Stadio Flaminio di Roma, per un indimenticabile Lazio-Potenza  e  le memorabili trasferte a  Palermo, Modena, Verona (che trepidazione!), Padova, e due volte a Genova per seguire le gare contro la Sampdoria e il Genoa. E che dire della trepidazione nell’assistere alle prime Nostre partite trasmesse in differita televisiva! …Altri tempi e diverse emozioni…

Di una cosa ho un vivido ricordo e sono testimone attivo  e cioè  del notevole entusiasmante fermento che si respirava in città e della sana passione sportiva  che scandiva il trascorrere delle giornate in quel periodo.
Durante tutta la settimana la “squadra miracolo” era al centro delle discussioni in tutti gli ambienti; dagli uffici, alla strada, al bar e nei ritrovi, un’unica domanda, a cui seguivano scambi di idee, pronostici, speranze e sogni: che farà domenica il Potenza?
Nelle domeniche che i rossoblu giocavano in casa, i tifosi “scendevano” al Viviani con la radiolina in mano, il cappellino in testa  o il cuscino sotto il braccio; nelle giornate in cui si esibiva in trasferta, invece, tutti freneticamente, a cercare  di conoscere il risultato della gara e gli eventuali marcatori.

CAPITOLO 2. CONTINUA...

Sezione: #MondoPotenza / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 20:07
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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