C’è qualcosa di difficile da spiegare nella vicenda dello stadio Ezio Scida di Crotone. Il 29 agosto, per Cosenza-Potenza, la Prefettura di Crotone dispose la gara a porte chiuse, sulla base delle indicazioni del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive. Tra le motivazioni figuravano anche le «gravi carenze strutturali dello stadio», oltre alle criticità legate all’ordine pubblico e allo spostamento delle tifoserie.
Il Potenza contestò il provvedimento e presentò ricorso al TAR, sottolineando proprio l'apparente contraddizione: come può un impianto essere considerato problematico sotto il profilo della sicurezza e, contemporaneamente, essere utilizzato per una partita professionistica? Il TAR, tuttavia, confermò la decisione della Prefettura, ritenendo prevalenti le esigenze di ordine e sicurezza pubblica.

E qui arriva il paradosso. Oggi, allo stesso Scida, si è giocata Crotone-Barletta con gli spettatori, 1.916. E anche con i tifosi ospiti. 
Nessuna nuova struttura, nessun intervento miracoloso, nessuna improvvisa trasformazione dell'impianto. Semplicemente, quello che una settimana fa era stato ritenuto incompatibile con la presenza del pubblico, oggi torna a essere teatro di una partita aperta ai tifosi. 
E allora viene spontanea una domanda: che cosa è cambiato in sette giorni?
Se le problematiche strutturali erano tali da essere inserite tra le motivazioni di un provvedimento prefettizio che ha privato i tifosi potentini della possibilità di assistere alla partita, sarebbe interessante capire come quelle stesse criticità possano essere improvvisamente superate.

Nel calcio può succedere di tutto. Anche che uno stadio considerato troppo problematico diventi, sette giorni dopo, perfettamente compatibile con pubblico e tifoseria ospite.

Sezione: News / Data: Dom 06 settembre 2026 alle 01:39
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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