Per Pietro Lo Monaco è un lunedì di ricordi e di riflessioni a 360 gradi, partendo dal ricordo del Cavaliere Massimino, nel giorno del 23° anniversario della sua scomparsa. “Quando si parla di amare il Catania, Angelo Massimino lo ha dimostrato sempre, fino all’ultimo. Aveva il Catania dentro, ci ha messo passione e sacrificio, pur di portarlo in serie A, e quando è stato necessario difendendone i diritti, contro tutto e contro tutti. Angelo Massimino conserva un posto di primissimo piano nella storia del Calcio Catania, e noi lo ricordiamo sempre con grande rispetto”.

Lunedì è il canonico giorno delle riflessioni ragionate sull’ultima partita. “C’è rammarico, perché dopo un avvio comprensibilmente stentato, nel secondo tempo la squadra ha giocato e lottato, e alla fine poteva anche vincere. Novellino ha grande esperienza ed ha ben preciso il suo obiettivo, che coincide col nostro. Sta lavorando a fondo sulla testa dei giocatori, perché è stato quello il nostro principale problema, come dimostrano le troppe battute d’arresto fuori casa, in alcuni casi con prestazioni molto deludenti. Ma la C è questa, guardate il Catanzaro, che ieri ha perso a Bisceglie. I nostri 51 punti conquistati non sono affatto pochi. Siamo concentratissimi su questa stagione, consapevoli di disporre, a pieno organico, e con la testa giusta, di una formazione massimamente competitiva, sia per la stagione regolare, che per gli eventuali playoff. Dobbiamo giocare partita dopo partita, con convinzione ed entusiasmo, dando tempo al nuovo allenatore di entrare a fondo nella nuova realtà in cui si è calato da pochi giorni. Il Catania non sale in serie B solo perché si chiama Catania: non è così. Nello sport si vince o si perde per dettagli”.

Lunedì è anche il giorno della stoccata al Presidente del Potenza. “Caiata? E’ un personaggio pittoresco, non è nuovo a certe sparate. Per quanto ha dichiarato ieri a fine partita l’unica spiegazione che posso darmi, è che il lungo viaggio lo abbia stancato tanto, facendolo addormentare in panchina. Perché le sue esternazioni stridono enormemente con l’effettivo andamento del match. Il gol del Potenza era viziato da fuorigioco, e peraltro originato da un calcio di punizione inesistente. Il gol di Di Piazza era regolare, ci è stato negato un evidente rigore su Curiale nel primo tempo, e a termini di regolamento quello su Manneh in area era fallo, è stato ingenuo il loro difensore. Sia chiaro, il Catania mai ha avuto regali da chicchessia, anzi”.

Lunedì è da ragionamenti su Sottil e su Lucarelli. “Lucarelli? Ha fatto 70 punti, sfiorando la promozione. Da noi ha svolto un bel lavoro, dimostrando di avere delle qualità importanti che gli faranno fare una buona carriera: purtroppo l’anno scorso si sono falliti i match point. Non ho rimpianti sulla scelta fatta, perché la scorsa estate abbiamo puntato su un allenatore come Sottil, che è parte della nostra storia, e reduce da campionati vinti. Purtroppo gli allenatori lavorano con la valigia sempre pronta dietro la porta, ci sono delle regole non scritte, e non posso attribuirgli tutte le colpe della nostra crisi. Quando si cambia un allenatore, in primis è una sconfitta per il club che lo ha scelto. L’anno scorso non abbiamo cambiato allenatore dopo Monopoli, perché quella sconfitta l’abbiamo ritenuta episodica, in una partita che per 25 minuti abbiamo dominato. Lo stesso Bardini – quel giorno portiere del Monopoli – ci ha detto che dopo quei primi 25 minuti ha temuto di subire una goleada. Quest’anno a Viterbo è stato diverso, con una prestazione troppo incolore, totalmente piatta dall’inizio alla fine: era necessario intervenire”.

Lunedì è da chiacchierata con Nino Pulvirenti. “Se le cose non vanno bene i primi a soffrirne siamo noi, perché la serie C per il nostro club è un danno. E’ chiaro che se non vinco il campionato, sono io il primo a dover rimproverare il mio operato, ma finché non si arriva alla conclusione della stagione ogni tipo di valutazione è quantomeno prematura. Indipendentemente dal risultato di quest’anno il Catania va avanti. Ho già sbagliato una volta ad andarmene, non commetterò lo stesso errore. In due anni e mezzo abbiamo svolto un lavoro immane, riconquistando credibilità a livello nazionale e rilanciando il nostro settore giovanile. La proprietà ha intenzione di supportare questo progetto, che rimane orientato in un’unica direzione: riportare il Catania in serie A”.

E lunedì, è chiaramente il giorno delle riflessioni su una domenica diversa dalle altre. “Non è mai bello vedere uno stadio come il nostro con degli spalti vuoti, ma non lo è stato nemmeno, qualche settimana fa, assistere ai fischi della propria gente, nel momento in cui un nostro giocatore sta per calciare un rigore decisivo. Chi ama una squadra non può augurargli il male. Il Catania si ama sempre, nel bene e nel male, ed è doveroso fare serenamente delle riflessioni. Il Catania dispone di una delle migliori tifoserie d’Italia, le Curve sono una componente importante della tifoseria, ma la nostra tifoseria è tutta la Città, ed è composta anche da quelli che non vengono al campo, e che sentono la squadra nel vissuto quotidiano, come una grande famiglia. I tifosi devono fare i tifosi, applaudendo o criticando, ma sempre nel rispetto dei ruoli. La nostra storia testimonia che ogni successo è stato figlio della sofferenza e della compattezza da parte di tutti. Ci siamo dimenticati di come abbiamo vinto il campionato di serie B? Ci siamo dimenticati di come abbiamo centrato otto salvezze in serie A? Non confermo che contro la Juve Stabia ci sarà la giornata rossazzurra”.

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 05 marzo 2019 alle 21:04 / Fonte: Masport.it
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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