“Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano”. Queste le parole scelte da Alberto Moravia per descrivere gli effetti devastanti del terremoto in Irpinia, una delle peggiori calamità che abbiano mai colpito il nostro Paese, di cui oggi ricorre l’anniversario numero 39.

Erano le 19 e 34 di domenica 23 novembre 1980 quando un sisma di magnitudo 6,9 (10° grado sui 12 della scala Mercalli, livello classificato come “completamente distruttivo”) colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania. La scossa durò 90 secondi, con ipocentro a circa 10 km di profondità, e interessò un’area di 17mila chilometri quadrati.

Le conseguenze furono terribili: 280mila sfollati, 8.848 feriti e, secondo le stime più attendibili, 2.914 morti. Crolli e lesioni si registrarono fino a Napoli: a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.

Secondo l’Ufficio del Commissario Straordinario, dei 679 comuni appartenenti alle otto aree interessate dal terremoto (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), ben 506 (il 74%) furono danneggiati.

“Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci – disse due giorni dopo il sisma Sandro Pertini, allora presidente della Repubblica – Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi”.

I soccorsi furono tardivi e insufficienti per diverse ragioni: le difficoltà di accesso alle zone dell’entroterra, isolate più di quanto già non fossero per il crollo di strade e ponti; il cattivo stato delle infrastrutture (a cominciare da quelle elettriche e telefoniche) e l’assenza di un’organizzazione come la Protezione Civile, che fu creata soltanto 12 anni più tardi.

La prima stima dei danni, che venne fatta nel 1981, parlava di circa 8mila miliardi di lire. La cifra è lievitata nel tempo, fino a superare i 60mila miliardi di lire nel 2000 e i 32 miliardi di euro nel 2008. Secondo Sergio Rizzo, attualizzando le cifre, la stima arriva a quota 66 miliardi di euro.

Una parte consistente di questi fondi andò però dispersa fra i gangli della politica corrotta (locale e nazionale) e della criminalità organizzata.

Calcisticamente parlando il Potenza di mister Egizio Rubino quel 23 Novembre del 1980 gioco' a Casarano in terra salentina una partita valida per il campionato nazionale di Serie C2 Girone D.I rosso-blù persero quella sfida per una rete a zero ed inevitabilmente quella stagione calcistica già travagliata di per se per via del terremoto non vide i lucani protagonisti di quel campionato dato che la squadra riusci' a salvarsi solo nella battute finali di quella tornata calcistica.Quello fu un Novembre nefasto per il Potenza dato che il giorno nove di quel mese sempre di domenica un altro assurdo fatto scosse la città e la squadra rosso-blù.Era il 9 novembre infatti quando Emanuele Faralli calciatore del Potenza, appena diciannovenne, al termine della gara casalinga col Martina, mentre tornava a casa, a Castiglion Fiorentino, perse il controllo dell'auto terminando la sua corsa e la sua vita contro un guard-rail.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 23 novembre 2019 alle 19:08 / Fonte: firtsonline.it
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
vedi letture