Domenica 23 novembre 1980, ore 19 e 34: una scossa di terremoto dell’9/10° grado della scala Mercalli, 6.9° della scala Richter investe una vasta zona della Basilicata nord-occidentale e numerosi territori dell’Irpinia venendo nel contempo distintamente avvertita dalla provincia di Matera fino a Napoli. La scossa dura un tempo infinito: 90 secondi che cambiano radicalmente il corso della storia dei territori colpiti e in particolare della città di Potenza. In soli 90 secondi perdono la vita 2914 persone, in gran parte colpite dai crolli delle proprie abitazioni e di edifici pubblici, numerose altre persone moriranno nei giorni e nei mesi seguenti per le conseguenze dirette e indirette provocate dal sisma.
Nella sola città di Potenza la percentuale di danneggiamento degli edifici tocca punte del 65-70%, oltre il 30% degli edifici viene dichiarato inagibile per rischio crollo. Nei comuni adiacenti all’epicentro si raggiunge addirittura 85-90% di inagibilità. In totale considerando anche i territori campani, oltre ai 2914 morti accertati, si registrano 8245 feriti e oltre 234.960 sfollati. Nei giorni seguenti vengono allestite in fretta e furia numerose tendopoli in tutta la ragione per accogliere coloro che hanno perso tutto, in particolare, nella città di Potenza, si istallò un grande campo tende sul terreno di gioco dello stadio Alfredo Viviani e per più di un mese il catino calcistico cittadino fu uno dei fulcri dell'emergenza con mezzi militari e di soccorso che installarono sull'erba verde dell'impianto il loro quartier generale.Ovviamente il Potenza non potè usufruire della struttura con le partite dei rosso-blù che furono "sospese" e rinviate per circa cinquanta giorni.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 23 novembre 2019 alle 21:09
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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