“Ex Cip-Zoo: questo silenzio cosa nasconde?”. È la domanda che campeggia sugli striscioni apparsi in diversi punti strategici della città: lungo una delle principali arterie di accesso a Potenza, davanti alla sede della Regione Basilicata e all’esterno dello stadio Alfredo Viviani. Un messaggio chiaro, diretto, che porta la firma ideale della Curva Ovest ma che, al di là dell’appartenenza calcistica, sembra interpretare un sentimento diffuso in tutta la comunità potentina.

Perché la questione stadio, oggi, riguarda davvero tutta la città.
L’ultimo striscione, affisso all’esterno del Viviani, lo dice senza giri di parole: “La questione stadio riguarda tutta la città”. Un’affermazione che va oltre il tifo e tocca un tema più ampio: la capacità di Potenza di immaginare e costruire il proprio futuro.
Lo stadio Alfredo Viviani rappresenta un pezzo di storia del capoluogo lucano. Inaugurato nel 1934 e più volte ristrutturato nel corso degli anni, l’impianto è un simbolo dell’identità sportiva cittadina ed è sottoposto anche a vincoli storici e monumentali che rendono complessi gli interventi strutturali più radicali. Negli anni si sono susseguiti lavori di adeguamento, dal rifacimento di alcuni settori alla realizzazione del manto sintetico, fino agli interventi di messa in sicurezza, ma il dibattito sulla necessità di un impianto più moderno non si è mai spento.
È qui che torna al centro della discussione l’area dell’ex Cip-Zoo, un grande spazio urbano che da oltre quarant’anni attende una destinazione definitiva. Una ferita aperta nel tessuto cittadino, una zona strategica rimasta per troppo tempo sospesa tra progetti annunciati, idee mai concretizzate e lunghi tempi della politica e della burocrazia.

La domanda posta dalla Curva Ovest è quindi semplice, ma allo stesso tempo scomoda: perché un’area così importante continua a rimanere inutilizzata? E soprattutto, cosa impedisce alla città di trasformare uno spazio abbandonato in un motore di sviluppo?
Le risposte potrebbero essere molteplici: la complessità degli iter amministrativi, la necessità di trovare un equilibrio tra investimenti pubblici e privati, i costi elevati di una nuova infrastruttura e la mancanza, nel corso degli anni, di una visione condivisa e definitiva. Intanto, però, il tempo è passato e il suolo dell’ex Cip-Zoo è rimasto abbandonato.

Un nuovo stadio, se inserito in un progetto più ampio di cittadella dello sport e dei servizi, non sarebbe soltanto la casa del Potenza Calcio. Potrebbe diventare un attrattore economico capace di generare lavoro, ospitare eventi, concerti, iniziative culturali e commerciali, creando un indotto stabile per bar, ristoranti, strutture ricettive e attività del territorio. In molte realtà internazionali e anche italiane gli impianti di nuova generazione non sono più soltanto luoghi dove si gioca una partita ogni quindici giorni, ma poli multifunzionali in grado di vivere sette giorni su sette.

Le immagini degli striscioni apparsi in città hanno riacceso il dibattito. E forse il vero merito della Curva Ovest è proprio questo: aver trasformato una questione apparentemente sportiva in una riflessione collettiva sul destino di un’intera area urbana.
Dopo oltre quarant’anni di attesa, Potenza si trova di fronte a un bivio: continuare a convivere con l’abbandono o scegliere finalmente una direzione chiara. La domanda è scritta sui muri della città. Adesso tocca alla politica, alle istituzioni e agli attori economici dare una risposta.

Lo chiedono i tifosi. Lo chiede il Potenza. Ma, soprattutto, lo chiede la città.

Sezione: #MondoPotenza / Data: Ven 17 luglio 2026 alle 11:31
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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