Minuto 4 del secondo tempo. Gennaro Esposito raccoglie un rinvio di Baratto susseguente all’ennesima sortita con cross di Siclari, spara a rete di prima intenzione ma viene murato dal centrale difensivo del Gragnano, la palla schizza verso Guaita il cui diagonale è intercettato da Gatto prima di finire in rete. Per il direttore di gara, il novarese Giordano, è rigore con conseguente espulsione del regista gialloblù. Carlos Franca trasforma e il suo Potenza riporta in parità una partita difficile e piena di ostacoli. Una dinamica che sin dall’inizio, ad un occhio attento, ha lasciato molti dubbi. E’ l’episodio che ha cambiato integralmente le sorti del match del Gragnano, inchinatosi ad un avversario che fino a quel momento aveva scoperto solo una minima parte di quello che è il suo indubbio potenziale. Le varie immagini diffuse in serata (con l’ausilio dei necessari replay) sveleranno l’arcano: Gatto non solo raccoglie inizialmente la staffilata di Guaita sulla coscia, ma tiene entrambe le braccia attaccate al corpo con un movimento che ne svela in modo chiaro la volontà di non intercettare la palla, che poi finirà sulla mano destra dell’ex Cavese, ma solo incidentalmente.
Un’ingiustizia che ha fatto strame di un Gragnano battagliero, ordinato e sempre pronto a cambiare pelle in fase offensiva. In questo senso, alcune mosse di Rosario Campana (che ha modellato e rimodellato in corso d’opera il tridente d’attacco) si sono rivelate fortunate. A partire dallo spostamento, dopo dieci minuti, di Moccia da sinistra a destra, a piede invertito. L’esterno di Soccavo ha inizialmente faticato sotto la scure del duo Biancola-Guaita. Riportato sulla fascia opposta, è stato uno dei migliori in campo mettendo a volte in difficoltà Panico nell’uno contro uno. Mansour e Gassama, inoltre, si sono spesso alternati nel ruolo di terminale offensivo per non dare punti di riferimento alla retroguardia rossoblù (nel secondo caso era Formisano a scalare a centrocampo nel 4-3-3). Insomma, quello di Campana è un gruppo di mutuo soccorso in cui tutti sono chiamati alla versatilità e al sostegno reciproco senza rinunciare a un’identità tattica e di gioco. Per 45 minuti si è visto un Gragnano sorprendente contro la prima della classe, che mai si è fatta audace se non sfruttando la fisicità sulle palle alte di Franca e Siclari (che ha colpito anche una traversa con una sontuosa inzuccata). Poi poco o nulla fino al pari, come rimarcato con grande onestà dallo stesso tecnico potentino Nicola Ragno in sala stampa. Palpabile anche l’insoddisfazione di alcuni tifosi lucani, di cui abbiamo raccolto preoccupazioni e malumori durante l’intervallo.
Ecco perché il penalty concesso da Giordano viene visto ancora oggi in casa gialloblù come una punizione eccessiva, al di là della sua inconsistenza oggettiva. Un segno del destino quella traiettoria di Esposito murata da Baratto e volata fortuitamente sui piedi di Guaita. Avrebbe potuto imboccare una direzione diversa la palla. Ha preso quella sbagliata. Fatalmente. Normale che iniziasse un’altra partita, col Gragnano provato psicologicamente (e in 10) e il Potenza più convinto di poter sopraffare una squadra che dell’eccessiva gioventù fa un pregio ma anche un limite. Difficile per i gialloblù fare a meno per un tempo intero del proprio metronomo, colui che ha un’abilità innata nel cambiare gioco e una sapienza tattica in fase di non possesso. Uno scollamento che ha finito per indebolire le convinzioni della squadra, caduta anche sotto il peso di un errore marchiano sul raddoppio del Potenza, quando Siclari (peraltro protagonista a fine partita di comportamenti poco edificanti verso l’entourage gragnanese) ha potuto schiacchiare di testa sul viso di Montuori, approfittando di un mancato intervento di Giordano sul traversone di Guaita.
Domenica si andrà a Cerignola e il club pugliese, con una nota ufficiale, ha voluto stigmatizzare alcuni presunti torti arbitrali subiti a Nardò. Il Gragnano, però, chiede rispetto e lo fa attraverso un appello del presidente Vincenzo Martone al designatore della CAN D, Matteo Trefoloni, presente al San Michele. “Un episodio (quello del rigore, ndr) che ha assolutamente indirizzato la partita – ha tuonato -. Il Presidente Caiata è una persona perbene che sta facendo sacrifici importanti. Ma sono gli stessi sacrifici che stiamo facendo noi fin dall’estate, con passione e senza speculazioni. Prima per mantenere il calcio a Gragnano e poi per affrontare una stagione lunga e dispendiosa. Questi sacrifici meritano lo stesso identico rispetto che meritano quelli del Potenza e di tante altre squadre. Ciò però non sta accadendo, non è la prima partita rovinata da direzioni arbitrali incomprensibili. Noi vogliamo ciò che è giusto, ciò che meritiamo. Niente di più e niente di meno. Trefoloni? Mi auguro che abbia visto quanto è accaduto, il “furto” che abbiamo subito, e sappia trovare i rimedi più giusti. Questa categoria concretamente non ha più nulla di dilettantistico ed esige quindi che chi dirige i protagonisti in campo sia all’altezza della situazione”.
Giusto così. Perché l’errore arbitrale, per quanto umano, non dovrebbe mai influire sull’esito di una qualsiasi competizione. E perché – si spera – il potere del più forte non uccida di nuovo la bellezza del più piccolo…
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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