Anche quest'anno, 27 gennaio 2018 si celebra il Giorno della Memoria. È  una ricorrenza importante: ogni anno, nel mondo, in questo giorno vengono ricordati 15 milioni di vittime dell'Olocausto  rinchiusi e uccisi nei campi di sterminio nazisti prima e durante la Seconda Guerra mondiale. Sei milioni di morti,  durante l'Olocausto,  appartenevano al popolo ebreo: il loro genocidio viene chiamato Shoah.Vengono chiamati genocidio gli atti commessi dall'uomo con l'intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

L'Olocausto e la Shoah sono stati genocidio con metodi scientifici, messo in atto da parte della Germania nazista fino al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell'esercito sovietico sfondano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Da quel giorno, questo campo è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di chi è stato internato solo perché ebreo o zingaro o omosessuale o anche, semplicemente, perché si trattava di una persona con idee politiche diverse da quelle di chi era al potere .

Ricordare le vittime di quegli anni lontani può sembrare qualcosa che non vi tocca direttamente (forse nemmeno i vostri nonni ne sono stati testimoni), in realtà non è così.

In occasione del Giorno della Memoria vogliamo ricordare un uomo che ha reso grande il calcio negli anni 30 e che si è scontrato con le perseguitazioni naziste che hanno messo fine non solo alla sua carriera ma anche alla sua vita.

Si tratta di Arpad Weisz, giocatore e allenatore che il calcio ricorda come il tecnico più giovane della storia. La sua esistenza è stata attraversata da un momento d’oro, dove le sue brillanti qualità in campo hanno permesso alla squadra del Bologna di raggiungere grandi risultati, fino a momenti drammatici, dove le vicende storiche hanno preso in mano i suoi sogni e li hanno infranti insieme alla sua stessa vita e quella dei suoi familiari.

Arpad Weisz era ungherese ma di origini ebraiche e questa sua “colpa” ha dato una piega drammatica a quella che doveva essere una vita fatta di grandi successi cominciati all’età di 34 anni. Con il suo talento in qualità di tecnico è riuscito a vincere uno scudetto con l’Ambrosiana e ben due con il Bologna, sia negli anni 1935/36 che 1936/37. Ma le soddisfazioni non terminarono qui e nel 1937 la sua squadra vinse anche il Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi, piegando l’avversaria, il Chelsea.

Ma esattamente un anno dopo, nel 1938, tutto cambiò e la sua vita venne completamente stravolta dall’emanazione delle leggi razziali, che lo costrinsero a scappare e lasciare il suo amato Bologna e l’Italia.

Si trasferì in Olanda con la sua famiglia ma non abbandonò la sua passione, il calcio, dedicandosi ad allenare la squadra locale, il Dordrect. Anche in questo caso i suoi insegnamenti come tecnico diedero i loro frutti e la squadra ottenne degli ottimi risultati.

Arpad Weisz pensava di avere ricominciato una nuova vita lontano dalla crudeltà nazista, ma si sbagliava. Fu trovato, privato della sua famiglia che venne uccisa in un camera a gas ad Auschwitz e condotto forzatamente in un campo di lavoro. Il 31 gennaio 1944 morì poi all’età di 47 anni per mano dei nazisti in una camera a gas come i suoi familiari.

Un destino comune a tante persone che come lui sono state vittime del razzismo nazista, che la storia oggi vuole con fermezza ricordare.

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 27 gennaio 2018 alle 14:56
Autore: Redazione TuttoPotenza / Twitter: @tuttopotenza
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