La sconfitta di Salerno continua a far discutere in casa Potenza. Il 4-2 dell’Arechi, maturato al termine di una gara condizionata da errori difensivi e decisioni arbitrali dubbie, apre più di una riflessione sull’approccio alla partita, sulle scelte tecniche e sulla gestione di una trasferta che rappresentava un importante banco di prova. Di seguito pubblichiamo l’analisi e le considerazioni di Francesco Malvasi, che offre una lettura critica ma al tempo stesso fiduciosa sul futuro dei rossoblù.

Buongiorno,
ho seguito in televisione Salernitana-Potenza e probabilmente andrò forse controcorrente, ma ritengo che quella dell’Arechi sia stata una sconcertante occasione banalmente sprecata. Non mi sembra infatti che la squadra di Cosmi sia composta obiettivamente da fenomeni. Buoni calciatori, qualcuno con una indubbia qualità tecnica, nel complesso forte, così come altre del Girone, però nulla di eccezionale e quindi affrontabile con buone possibilità di successo. Non credo che il Monopoli o il Casarano possano essere considerati inferiori ai granata. Di sicuro il più pericoloso D’Ursi che conosciamo molto bene (marcato malissimo e che oltretutto si è visto annullare un gol del tutto regolare), con un La Gumina senz’altro bravo e rapido, ma niente di più, ma ci voleva una difesa del Potenza in pessima giornata per trasformarlo in un goleador incontenibile considerati i suoi precedenti non certo esaltanti come realizzatore. Addirittura una tripletta. Sembrava un ramake di Anatriello, sottolineo Anatriello, con il Trapani al Viviani qualche anno fa.

No, il poker la goleada non mi convince per niente. Un conto è essere a ragione surclassati, un conto perdere così per i propri macroscopici errori. È davvero incomprensibile come un reparto elogiato da tutti fino a venerdì, si trasformi in soli pochi giorni in una impacciata “banda del buco”. Penso invece che il Potenza abbia preparato molto male questa trasferta, sottovalutato l’avversario probabilmente per i risultati precedentemente ottenuti e per un certo senso di una presunta sicurezza così come di ingenua presunzione, tali da avere condizionato un appuntamento di cui purtroppo si è colto davvero poco il valore strategico.

I ragazzi sono giovani e devono crescere ed è comprensibile, incluso un condizionamento psicologico dovuto fondamentale al contesto. Ci vorrà tempo. Per intenderci immaginiamo invece se la partita si fosse svolta al Viviani. Però per l’allenatore è diverso. Molto diverso. È suo compito leggere preventivamente il match e dare indicazioni precise di approccio soprattutto di ordine psicologico, di atteggiamento tattico, di massima concentrazione, di meticolosa concentrazione proprio sul pacchetto difensivo. Di caratterialità. Stesso discorso riguarda la Società naturalmente a livelli diversi, tenendo conto in ogni caso che la sua presenza vigile è altrettanto determinante soprattutto in simili occasioni. Non è possibile infatti pensare che la Salernitana di fronte al suo pubblico, a 10.000 spettatori, non sarebbe partita fortissimo dopo un avvio di campionato del tutto negativo.

Trovo d’altra parte superficiali le dichiarazioni di Tisci nel dopo gara, che lasciano inoltre completamente in ombra le scelte effettuate, da Ghisolfi titolare alla sostituzione senza alcun senso di Selleri. Intendiamoci, ho avuto modo di esprimere a suo tempo perplessità sulla scelta del sostituto di De Giorgio se pure per motivi non tecnici, ma è indubbio che la sua impronta e la sua idea di fare calcio, hanno fatto fare alla squadra un salto di qualità rispetto ai pesanti limiti in fase difensiva e ad una snervante macchinosità di gioco in fase di costruzione del suo predecessore, però in gare come quella di Salerno la personalità di chi conduce deve venire fuori.

Una lezione amara, parecchio amara, anche se al di là di un gol regolarissimo di Petrungaro e un rosso su Bruschi esagerato quanto ingiusto (se volessimo, al rallenty il fallo in area c’era, lui ha solo accentuato un po’ la caduta e per me quello è rigore per la semplice ragione che l’intervento falloso sulla gamba sinistra è precedente), rimane però un Potenza mai domo, tanta volontà e tanto cuore con una capacità di spingere in attacco in maniera davvero impressionante. Secondo il mio parere Tisci deve riflettere molto bene perché disastri come questo non devono più ripetersi, con la consapevolezza allo stesso tempo di essere alla testa di un gruppo che se guidato come si deve può raggiungere qualsiasi traguardo. Bari è la prossima, facciamoci valere. Se vogliamo, possiamo.

Un cordialissimo saluto, Francesco Malvasi, Roma

Sezione: #MondoPotenza / Data: Dom 13 settembre 2026 alle 19:22 / Fonte: Francesco malvasi
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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