I calciatori del Napoli prima dell’inizio della partita contro l’Atalanta si sono inginocchiati sul prato dello Stadio Maradona, praticando il rito del «Taking the knee» di origine Usa, per protestare contro il razzismo. In campo non c’erano solo gli 11 titolari ma anche tutta la panchina del Napoli. Questo tipo di protesta è nato nel 2016, prima di una partita di Football Usa in cui il giocatore dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick si inginocchiò durante l’inno Usa per richiamare l’attenzione del pubblico sui problemi di razzismo. Una forma di protesta esplosa poi in tutto il mondo, a seguito dell’uccisione di George Floyd. Lo stesso gesto agli Europei 2020 fece parecchio discutere, in virtù dell’applicazione a metà da parte dell’Italia.

La manifestazione dei partenopei ha luogo dopo l’assoluzione per insufficienza prove di Acerbi che, in occasione di Inter-Napoli di domenica scorsa, era stato protagonista di un brutto episodio nei confronti del calciatore azzurro Juan Jesus. Il Napoli ha comunicato che non prenderà più parte alle manifestazioni anti-razzismo organizzate da Federcalcio e Lega, ma da questo momento in poi gestirà in assoluta autonomia le proprie iniziative a riguardo.

Quanto a quello che si è visto in campo, la speranza di agguantare la qualificazione alla Champions League del prossimo anno è tutta per l’Atalanta che vince in maniera netta per 3-0 e si lancia nella rincorsa alle posizioni di vertice della classifica. Le reti di Mirancuk al 26’, Scamacca al 56’ e Koopmeiners all’88’. La brutta prestazione degli uomini di Calzona, orfani di Kvaratskhelia e con un Osimhen mai davvero pericoloso, rappresenta l’ennesimo episodio negativo di una stagione la cui unica certezza è stata l’incapacità di De Laurentiis di gestire il post scudetto. E le incertezze, per la stagione 2023/24, a questo punto si fanno ancora più numerose.

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 31 marzo 2024 alle 00:57 / Fonte: ilsole24ore.com
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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