Alex Zanardi, ex pilota di F1 e atleta-simbolo del paralimpismo è morto oggi all'età di a 59 anni. Lanotizia diffusa in un comunciato dalla famiglia.

La storia di Alex Zanardi non è solo quella di un campione, ma di un uomo che ha saputo riscrivere più volte il proprio destino, trasformando tragedie personali in straordinarie rinascite.
Nato a Bologna nel 1966, Zanardi si avvicina presto al mondo dei motori. Dopo gli esordi nei kart e il passaggio nelle categorie minori, approda in Formula 1 all’inizio degli anni ’90. I risultati non sono memorabili, ma il talento e il carattere emergono con forza qualche anno dopo negli Stati Uniti, nel campionato CART, dove conquista due titoli (1997 e 1998) e diventa uno dei piloti più amati dal pubblico per il suo stile spettacolare e combattivo.

Il 15 settembre 2001 la sua vita cambia per sempre. Durante una gara al Lausitzring, in Germania, è vittima di un terribile incidente che porta all’amputazione di entrambe le gambe. È un momento che segna la fine della carriera automobilistica, ma non della sua storia sportiva.
Contro ogni previsione, Zanardi torna a mettersi in gioco. Dopo un lungo percorso di riabilitazione, scopre il paraciclismo e inizia una seconda carriera ancora più incredibile della prima. Ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 conquista due medaglie d’oro e una d’argento, risultati che replicherà anche ai Giochi Paralimpici di Rio 2016, confermandosi tra i più grandi atleti paralimpici della sua epoca.
La sua figura travalica lo sport: Zanardi diventa simbolo universale di resilienza, capace di affrontare ogni difficoltà con ironia, lucidità e una forza d’animo rara. Il grave incidente del 2020, avvenuto durante una staffetta benefica, rappresenta un’ulteriore prova durissima, affrontata ancora una volta con coraggio.
Raccontare Zanardi significa raccontare la capacità umana di rialzarsi, di reinventarsi e di non arrendersi mai. Che sia in pista, su una handbike o nella vita quotidiana, il suo esempio resta inciso nella memoria collettiva come quello di un uomo che ha sempre guardato oltre il traguardo, anche quando tutto sembrava perduto.

Il commovente saluto di Beatrice (Bebe) Vio postato sui Social: "Siamo diventati colleghi nel 2009, avevo 12 anni ed ero molto spesata e spaventata. Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto. A Londra 2012 mi hai fatto conoscere la bellezza delle Paralimpiadi e l’enorme potere che hanno di cambiare la percezione e la Cultura della Disabilità. A Rio 2016 sei stato il mio cicerone nel villaggio paralimpico ed poi abbiamo realizzato il sogno insieme. A Tokyo 2020 non c’eri, ma eri un faro per tutti noi. É stato un onore e un grande privilegio averti avuto come tutor sportivo e di vita".

Intanto, la FIGC e il presidente Gabriele Gravina su invito del presidente del CONI Luciano Buonfiglio, ha disposto un minuto di silenzio prima di tutte le gare in programma nel fine settimana e i posticipi di lunedì nei campionati professionistici, dilettantistici e paralimpici per onorare la sua memoria.

Sezione: News / Data: Sab 02 maggio 2026 alle 15:18 / Fonte: Web & C.
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
vedi letture