C'è una disciplina sportiva che a Potenza sembra riscuotere un successo straordinario: il salto in lungo delle promesse. Una specialità che si pratica senza scarpe chiodate, senza corsie e, soprattutto, senza impianti. Perché mentre in tutta Italia si discute di nuovi stadi, ampliamenti, riqualificazioni e infrastrutture sportive moderne, nel capoluogo lucano la partita più lunga continua a giocarsi tra annunci, rinvii e speranze. Infatti, il tema degli impianti sportivi sembra seguire una scansione temporale tutta particolare. Non quella del calendario gregoriano, ma quasi quella dei Maya. Gli antichi astronomi dell'America Centrale erano infatti convinti che il tempo fosse fatto di grandi cicli che si ripetevano periodicamente. Ogni ciclo terminava per lasciare spazio a uno nuovo. I Maya, dopo oltre 5.000 anni di conteggi astronomici, riuscivano almeno a stabilire una data precisa per il cambio di ciclo cioè almeno avevano una certezza: dopo un grande ciclo ne iniziava un altro. A Potenza, invece, il passaggio dalla fase "progetto" alla fase "cantiere" continua a rappresentare uno dei più affascinanti misteri archeologici dell'età contemporanea: dopo un tavolo tecnico arriva semplicemente... un altro tavolo tecnico. E sia chiaro: il problema non riguarda soltanto il calcio. Lo stesso copione si ripete per altri impianti sportivi e per opere pubbliche che continuano a vivere più nei dossier che nei cantieri.

E mentre a Potenza il dibattito sugli impianti sembra spesso trasformarsi in una saga a puntate, nel resto del Mezzogiorno qualcosa si muove. L'esempio più recente arriva da Cerignola. La giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per il rinnovamento dello stadio Monterisi. Un intervento da quasi tre milioni di euro, finanziato attraverso fondi regionali ed europei e integrato dalle compensazioni ambientali. Non si tratta di una semplice manutenzione. La capienza passerà da 4.500 a 5.500 posti, soglia necessaria per l'eventuale omologazione alla Serie B. La Curva Sud sarà ampliata quasi raddoppiando la propria capacità, verrà realizzato un auditorium da 800 posti, i distinti saranno completamente ripensati e l'intero impianto sarà coperto. I lavori dovrebbero partire nella prossima primavera. In altre parole: a Cerignola non si limitano a sognare la Serie B, stanno costruendo le condizioni per poterla ospitare.

Ma il caso pugliese non è isolato. Da Taranto a Caserta, passando per Avellino, SalernoMatera, dove si sta ristrutturando il XXI Settembre-Franco Salerno, e altre città del Sud, amministrazioni e società stanno ragionando su riqualificazioni, adeguamenti e nuovi modelli di gestione degli impianti. La consapevolezza è semplice: uno stadio moderno non è soltanto una struttura sportiva, ma un'infrastruttura urbana, un luogo di aggregazione e un volano economico.

A Potenza, invece, il tema sembra vivere in una dimensione sospesa. Ogni stagione si apre con l'auspicio che sia quella buona. Ogni stagione si chiude con la sensazione che il traguardo sia stato semplicemente spostato qualche metro più avanti. Eppure la materia prima non manca. Esistono società serie in ogni sport, tifoserie appassionate e una tradizione sportiva che meriterebbe strutture all'altezza delle ambizioni. Forse è arrivato il momento di smettere di considerare gli impianti sportivi come un problema da rinviare e iniziare a vederli come un investimento strategico. Perché il rischio è che, mentre altrove si costruiscono tribune, coperture e auditorium, a Potenza si continui a costruire soltanto rendering e buone intenzioni. E si sa: i rendering non portano punti in classifica né fanno economia.

Sezione: L'Eco di Potenza / Data: Lun 22 giugno 2026 alle 00:06
Autore: Redazione 1 / Twitter: @tuttopotenza
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