Il presidente dell’Aia Antonio Zappi condannato a 13 mesi davanti al tribunale federale nazionale per le pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Ciampi e Pizzi per spianare la strada a Orsato e Braschi. Due mesi, invece, a Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’Aia.

Queste le decisioni dopo due ore di camera di consiglio che ha accolto totalmente la richiesta per il numero uno dell’Aia ma non quella per Marchesi riducendola di quattro mesi. La condanna a Zappi lo inibisce a svolgere le funzioni tecniche e associative e le sue funzioni passeranno al vicepresidente vicario Massini. L’inibizione, però, non porta alla decadenza immediata dalla presidenza perché, in base allo Statuto Figc, è necessario che il provvedimento sportivo sia definitivo, quindi bisognerà aspettare l’appello. Le accuse portate avanti dalla Procura guidata da Giuseppe Chiné riguardano le presunte pressioni che il presidente avrebbe esercitato sugli ex designatori della Serie C Ciampi e della Serie D Pizzi in occasione dell’ultima tornata di nomine dei cosiddetti Organi Tecnici, la prima gestita dal Comitato Nazionale neo-eletto a seguito delle elezioni svoltesi poco più di un anno fa, il 14 dicembre 2024. Chiné ha raccolto l’esposto di un associato AIA – che poi ha smentito di averlo mai presentato denunciando un furto di identità – ma contenente elementi che hanno trovato riscontri e che la Procura ha ritenuto sufficienti a procedere: chat e mail che riguardavano appunto il turnover previsto dal nuovo Comitato per le guide tecniche degli arbitri: cosicché Ciampi da designatore della C sarebbe entrato a far parte della Commissione di A e B come uno dei vice di Rocchi, lasciando il posto a Orsato, mentre Pizzi avrebbe lasciato il vertice della D a Braschi per entrare proprio nuova commissione di C diretta dell’ex arbitro internazionale. Ma essendo i contratti biennali e ancora validi, per completare il puzzle sarebbero state necessarie le dimissioni dei due dirigenti. Concordate in funzione della ricollocazione, sostiene Zappi, forzate violando i doveri di lealtà, probità e correttezza (art. 4 del Codice di Giustizia Sportiva), secondo Chiné.

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 15 gennaio 2026 alle 17:24 / Fonte: ilmessaggero.it
Autore: Redazione / Twitter: @tuttopotenza
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