Era l’8 settembre scorso, fischio finale di Spal-Lucchese 2-3. Una bella vittoria, tirata. In tribuna Andrea Bulgarella era felice e il d.s. Claudio Ferrarese l’ha invitato negli spogliatoi per festeggiare. Il presidente ha detto di no: "Sono stanco, vado a casa". È stata la sua ultima uscita ufficiale. Poco dopo gli è stata diagnosticata una terribile malattia e Bulgarella ha alternato le pesanti cure alla riorganizzazione delle sue proprietà, dagli hotel (suo core business) al club. Ieri pomeriggio, 205 giorni e molti colpi di scena dopo, i giocatori della Lucchese hanno fatto un annuncio: "Sciopero". Sono senza stipendio da ottobre, domenica hanno battuto 4-1 e la Ternana seconda in classifica e adesso dicono basta. Perché?
È successo di tutto. A ottobre una cessione, a gennaio un’altra, adesso la terza al tristemente noto Benedetto Mancini, già apparso in varie parti d’Italia (ultima Catania) a caccia di società in difficoltà. Non incoraggiante il suo biglietto da visita dei giorni scorsi: "Il debito (si parla di quasi 2 milioni, ndr) non mi spaventa: quello sportivo è gestibile, quello con l’Erario si può dilazionare e i fornitori li mettiamo a sedere e trattiamo". In genere, chi compra fa un piano e paga. Qui l’unico atto ufficiale è stato il prelievo dell’incasso di domenica (circa 2mila euro), che gli allibiti impiegati del club hanno consegnato a un suo uomo di fiducia. Pare che a Bulgarella non mancassero alternative serie: perché intraprendere questa serie di discutibili passaggi? C’è qualcosa da nascondere? Intanto ieri Mancini ha incontrato la squadra, c’è stata un po’ di tensione e alla fine è arrivato l’ultimatum: o paga entro venerdì, o sabato a Pontedera non si gioca. I giocatori, dopo la messa in mora, hanno scritto con l’Aic che "stanno continuando ad allenarsi e a onorare gli impegni, con rispetto del campionato e della tifoseria. Tuttavia, non è possibile sostenere ulteriormente tale incertezza". Perciò è stato indetto lo sciopero, a meno che il club "adempia al pagamento delle somme dovute da novembre a febbraio, o si attivi per garantire le modalità di pagamento entro venerdì". Va detto che la Lega Pro è pronta ad escutere le fideiussioni da 750mila euro se salta anche la scadenza del 16 (penalità l’anno prossimo se non rispettata) per la quale ne servono 950mila e ha già cambiato la destinazione (dal club ai tesserati) delle quote del minutaggio. Ma stare 5 mesi senza stipendio è uno scandalo in un campionato di tale rilevanza e il cammino della squadra di Giorgio Gorgone e di Ferrarese è da encomio.
Il tecnico domenica ha sbottato: "O il nuovo proprietario paga, o se ne vada. Di chiacchiere – ha detto Gorgone – ne abbiamo sentite troppe. Non ho pregiudizi, guardo la realtà: se trova altre scuse, meglio se lascia perdere. Non siamo piagnoni, siamo una squadra viva, con disciplina e professionalità". La profondità del messaggio va oltre, visti anche i recenti casi di Taranto e Turris: "Non è in discussione solo il nostro presente e il futuro della Lucchese, ma la serietà di tutta la categoria. Oggi capita a noi, ok, ma domani può capitare ad altri: è il momento che tutti dovrebbero ribellarsi. Certo, ognuno guarda la sua classifica, ma ho apprezzato molto le parole di un uomo vero come Silvio Baldini: dovrebbero fermarsi tutti". E la città? Le antiche mura proteggono il centro, ma lo stadio Porta Elisa è appena fuori e negli anni non ha potuto respingere gli avventurieri. La Lucchese quest’anno compie 120 anni e gli ultimi 17 sono stati terribili: tre fallimenti (2008, 2011, 2019), due ripartenze dalla D e una dall’Eccellenza. Oggi il destino sembra il medesimo. Fabio Barsanti, assessore allo Sport, è molto diretto: "L’amministrazione comunale è stata presa in giro da Bulgarella e dal suo a.d. Lo Faso. malgrado la nostra contrarietà hanno ceduto a gente molto discutibile". E ora? "Lucca si è stretta attorno alla squadra, ma la grande classe imprenditoriale è sempre stata distante dallo sport; nelle vicine Pisa e Livorno sono arrivate proprietà straniere visto il maggior coinvolgimento dei tifosi, qui dopo tre fallimenti la passione è calata. Lucca è cresciuta come proposta culturale e turistica, ma lo sport è rimasto al palo. Speriamo che con i lavori per le torri faro allo stadio e il nuovo palazzetto qualcosa cambi". Già, dentro le mura c’è la storia. Fuori, il futuro.
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