Umiltà e ambizione: a ventinove anni, Davide Merelli ha voglia di togliersi ancora grandi soddisfazioni. Partito dal bresciano, il portiere ha trovato a Picerno il luogo adatto per (ri)partire.
Una certezza tra i pali e sguardo in avanti per il classe 1996, che ha raccontato a La Casa Di C.com ambizioni e obiettivi, ma sempre rimanendo con i piedi ben saldati al suolo.
Due clean sheet consecutivi per Davide Merelli, che ha mantenuto la porta inviolata con Benevento e Sorrento. Il ventinovenne sta vivendo un grande momento, ma vietato fare voli pindarici: il passato insegna. “È un bel periodo, ma non voglio andare oltre. Voglio rimanere concentrato sul presente e su quello che devo fare. In passato ho commesso l’errore di andare oltre e poi cadere. Voglio vivermi il presente”.
Arrivato nel luglio del 2023, Merelli è già un leader nello spogliatoio del Picerno. E la scelta è stata azzeccata. “Non me l’aspettavo così. Il Picerno è una società super sana. Ho scelto Picerno per il modello che aveva costruito negli ultimi anni. È una società moderna e seria”. In Basilicata, Merelli ha trovato affetto e il luogo ideale per migliorarsi e rilanciarsi. “Vengo da un piccolo comune della provincia bresciana, ma al nord sono molto più freddi rispetto al sud. Qui sento il calore della gente: è una bellissima dimostrazione di affetto. Non posso che parlare bene di Picerno e dei picernesi. I tifosi si fanno sentire”.
Il Picerno è la società con più clean sheet nel girone C (ben 16). Tomei alterna Davide Merelli ed Elia Summa ma i risultati non ne risentono. Il dualismo tra i due (Qui l’intervista del lucano a La Casa Di C) è sano e aiuta entrambi a crescere e migliorarsi ogni giorno. “Il nostro è un dualismo stimolante ma sano. Io e Summa siamo due bravi ragazzi, siamo tranquilli e rispettiamo le scelte di Tomei. I 16 clean sheet stagionali? È un dato importante, ma va dato merito anche alla squadra. Ci capitano pochi tiri a partita e lì dobbiamo farci trovare pronti”.
Migliorare sempre, è questo l’imperativo dell’ex Padova. Spirito di abnegazione e tenacia di chi non si accontenta mai. “Posso fare di più e migliorare in tutti i fondamentali. Con i piedi sono bravo ma non perfetto. Posso migliorare nelle uscite e nella tecnica di parata. Lì devo fare uno step ulteriore. Il mister Clementelli mi ha dato una grossa mano in questi due anni e con lui sono migliorato tanto”.
Merelli è un portiere moderno, una sicurezza tra i pali e molto abile nel gioco con i piedi. “L’evoluzione del ruolo mi sta giovando e l’essere bravo con i piedi va a mio favore. Mi sto trovando bene con questo modo di giocare. Mi piace imbucare e fare lanci”. Un mancino preciso ed efficace. Ma l’obiettivo? Fare un assist sì, anche per chi indossa i guantoni e dovrebbe evitare i gol. “È nella mia indole. Con il mister dei portieri proviamo le giocate, ma il lancio lungo per me è naturale. Vorrei fare qualche assist, perché non ne ho mai fatti in carriera. Con il Monopoli ho fatto un passaggio chiave, col Sorrento l’avevo fatto ma poi l’arbitro ha fischiato fallo di Cardoni. Con il piede che ho, vorrei farne uno”.
Piedi ben saldi al terreno, ma sogni che volano in alto. E non potrebbe essere altrimenti per chi ha vissuto piazze importanti e poi è stato costretto a ripartire. “L’obiettivo è cercare una società che punti alla Serie B o fare direttamente il salto di categoria. Il principale è tornare dove sono stato. Ho vissuto la Serie B a Padova a 22 anni, vorrei tornare a quel livello. Vediamo se con una squadra che vince il campionato o tramite i playoff”. Sognare anche a Picerno? Perché no. “Magari accadrà qui a Picerno. È difficile ma non si smette mai di sognare”.
A ventinove anni, Davide è un leader dello spogliatoio. “L’esperienza ti porta a leggere qualche situazione in più. A volte c’è bisogno della strigliata o di parlare al compagno. Da dietro si vede tutto. Il portiere è un ruolo a parte e ci sono più responsabilità di tutti gli altri ruoli: devi dimostrare personalità e leadership in campo”. Anche in una realtà piccola come Picerno, è importante avere le giuste pressioni per poter migliorare sempre. “Abbiamo la possibilità di farci vedere su una piattaforma importante, quindi hai quella pressione. Ci sono tanti addetti ai lavori che guardano le partite. Giustamente si gioca per farsi vedere. Abbiamo poche pressioni dalla piazza, ma ce le creiamo noi con tutto l’ambiente calcio che c’è intorno”.
Gli idoli sono importanti. Dida e Buffon, il primo per la fede rossonera e il secondo per quello che ha fatto. “Sono cresciuto con il mito di Dida, perché sono milanista. Per me era il portiere più forte. L’idolo è Buffon. È il portiere più forte della storia ed è italiano”. Il calcio è bello sì, ma ci sono anche cose più importanti: vedere tante partite in tv? No grazie, prima la famiglia. “Non ho hobby particolari. Sono diventato padre da poco, quindi il mio hobby è dedicarmi a mia figlia. Io e mia moglie ci diamo una mano a vicenda. Ci alterniamo. È diventato un impegno che porta via tutta la giornata. Diciamo che mi piace guardare le partite, ma ogni tanto mi tocca una serie tv e un film. Mischio un po’ le cose”.
Da Brescia a capire il napoletano. “Merito” dei compagni di spogliatoio: “Ho appena finito ‘Mare Fuori’. Pensa che avevo visto “Gomorra” e non avevo capito nulla. Adesso, essendo al sud e con tanti amici napoletani, capisco anche senza sottotitoli”. Per un bresciano capire il napoletano senza sottotitoli è un traguardo incredibile, per questo sognare non costa nulla. Tutto è possibile. Anche cadere e trovare lontano da casa la forza per darsi la spinta e tornare a volare. Tra i pali e nella vita.
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